Torniamo a parlare del minimalismo poetico del
cinema di Alceo Positano, un cineasta che ha recuperato la dimensione
artigianale del mestiere, cimentandosi con tutte le fasi del fare cinema, dalla
regia alla direzione della fotografia, dalla sceneggiatura alla produzione.
Col passare degli anni Positano ha affinato questa sua
vocazione a seguire tutto il processo del film, dall’ideazione alla
realizzazione, realizzando opere che si configurano quasi sempre come prove d’artista,
sfuggendo ai rigidi canoni della cinematografia tradizionale.
In tal senso i cortometraggi di Positano fanno l’effetto di
opere uniche che si distaccano dalla necessità della riproducibilità tecnica
per allinearsi piuttosto alla gestualità di un artista che effettua una
performance. E’ proprio su questo anelito all’unicità che sono incentrati i più
recenti cortometraggi di Positano, tutti incentrati sul desiderio di esibire
dichiaratamente la propria matrice artigianale ancor prima che artistica. E per
raggiungere tale obiettivo questi cortometraggi diventano sempre più
francescani, sempre più essenziali, rinunciando ai costumi d’epoca, riducendo
al minimo i dialoghi, e infine abbandonando addirittura la forma più compiuta
del corto o del mediometraggio per lavorare sulla poetica del trailer.
E’ quanto succede con Alien Rock, dove Positano utilizza
tutti gli elementi fondamentali di un cinema poetico e artigianale, dalla stop
motion al linguaggio sincopato del trailer, per mettere in scena, tramite il
suo mostro addomesticato, un cinema che riparte dal grado zero, ritrovando le
proprie origini in una semplicità cristallina, che invoglia lo spettatore a
ripartire da capo nella visione, a testimonianza di un esperimento riuscito.
PS:
Una menzione particolare alle musiche di Luigi Paioro.


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