Monday, November 21, 2011

Retromania

As time goes by cantata da Dooley Wilson in Casablanca, Yesterday dei Beatles, It was a very good year di Frank Sinatra, Celeste nostalgia di Cocciante, Nostalgia canaglia di Al Bano, Memories da Cats, Remember delle Shangri-La, Free Four dei Pink Floyd...Sono molte le canzoni che inneggiano al gusto per il passato, al ricordo, alla voglia di cullarsi con le memorie del tempo che fu.
Tutto bene. Se non fosse che il senso della nostalgia ultimamente è diventato predominante e rischia di monopolizzare gran parte della nostra esistenza. Un fenomeno messo in luce dal critico musicale Simon Reynolds, autore di Retromania (ISBN Edizioni), un libro che spiega con dovizia di particolari come e perché il desiderio di ricercare il tempo perduto si stia transformando in una sorta di sirena cui la generazione dei quaranta-cinquantenni non sa resistere. Da tempo immemorabile si celebra la golden age della musica italiana anni ‘60, e poi, a ruota, si sono riscoperti gli anni ‘70 in tutte le loro forme, e quindi gli anni ‘80, facendoli sembrare anche più belli di quello che erano. E non solo di musica si tratta: basta andare a un mercatino dell’antiquariato o fare un giro su eBay per rendersi conto che qualsiasi oggetto che profumi di nostalgia è considerato alla stessa stregua di un pezzo da museo. E seguendo questo principio, si fanno riedizioni, si lanciano sul mercato special editions e collectors edition, e si riportano alla ribalta talenti temporaneamente dimenticati. Non mi sento di criticare questa grande ondata di nostalgia. Io stesso su Facebook ho creato il gruppo “Noi che (SL version)”, dedicato ai nostalgici del primo periodo di Second Life. Trovo che la “Retromania”, come la chiama Reynolds, abbia dato vita a una serie di operazioni interessanti, importanti anche per salvaguardare l’identità di un certo periodo storico. Tuttavia credo che accanto ai remake dei film di una volta, alle nuove interpretazioni delle canzoni di una volta, alle riedizioni dei mobili di una volta possa esserci spazio per il nuovo, per tutto quello che parla la lingua del futuro. E il libro di Reynolds è un ottimo vademecum per imparare a continuare ad apprezzare il passato, ma tenendo un occhio puntato sul presente.



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