Nel giro di 15 anni il mondo dei videogames ha subito diversi cambiamenti, se non vere e proprie rivoluzioni. Due sono le principali svolte. La prima si è registrata alla metà degli anni ‘90, con l’evoluzione grafica dei videogiochi, che diventano molto più accattivanti grazie al 3D. Basti pensare al trionfo di giochi usciti dal 1996 in poi, da Duke Nukem, a Tomb Raider a Quake. La seconda rivoluzione videoludica invece è più recente: è iniziata nei primi anni del nuovo millennio e contempla il progressivo sdoganamento dei videogiochi in chiave culturale, con il loro riconoscimento come forma d’arte a tutti gli effetti. Da qualche anno ai videogames si interessano i cultori dei game dei studies, che ne analizzano le dinamiche interne, i cultori del videogioco in se stesso, che scrivono soprattutto per le riviste specializzate, e gli studiosi di altre materie, che applicano le loro ricerche in ambito videoludico, offrendo inediti punti di vista.
In quest'ambito si muove il libro Arte e videogames. Neoludica 2011-1966, a cura di Debora Ferrari e Luca Traini (Skira, 256 pagine, 26 euro). Nel volume 15 curatori hanno scelto 33 artisti il cui lavoro è influenzato dalla cultura videoludica, per metterne in luce la poetica e le relazioni. Ne è derivato un lavoro interessante, ricco di punti di vista inediti che testimoniano la possibilità di traghettare il videogioco da una dimensione di puro divertimento a un territorio prettamente artistico.

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