C'era una volta la classica distinzione tra turista e viaggiatore. Distinzione che in due parole suonava come: "il turista è quello che fotografa tutto, che non si preoccupa delle culture locali, e che vuol vedere più cose possibili nel minor tempo possibile, visto che gli interessa solo raccontare che è stato in un certo posto ai parenti e agli amici del bar"; "il viaggiatore invece è quello colto, che il viaggio lo affronta prima a tavolino, leggendo le guide, le descrizioni dei grandi viaggiatori, studiando tutto quel che c'è da sapere, e che poi lo mette in pratica sul luogo". Insomma, il turista è quello che cerca le lasagne alla bolognese anche a Novosibirsk, il viaggiatore è quello che si delizia con i piatti più assurdi, purché siano tipici. Il turista per anni è stato guardato dall'alto in basso, il viaggiatore a volte è stato sopravvalutato.
Adesso le cose sono cambiate. Non c'è più il turista-macchietta e sono più omologati anche gli emuli di Chatwin. C'è stata una curiosa contaminazione, per cui il turista è diventato un po' viaggiatore, e viceversa. Ma soprattutto c'è una grossa novità: il turista non è più passivo, non è più spettatore neutro, non è più succube degli highlights, ma ambisce a diventare egli stesso un punto di riferimento, un monumento mobile. Questo discorso l'ho affrontato più volte, sia in Nuovi turismi sia inViaggi in Rete.
Il turista di oggi, modificatosi geneticamente nel tempo di internet, ha assorbito lo spirito del reality show, non gli basta essere uno tra i tanti, neanche all'estero, ma vuole essere una presenza attiva; possibilmente vuol farsi notare. E allora si comporta come se fosse sull'Isola dei famosi anche quando è intruppato in una comitiva in visita giornaliera a un'isola greca. Il turista di ieri stava dietro la macchina fotografica, registrava quello che riusciva a vedere. Il turista di oggi sta dall'altra parte, davanti all'obiettivo, vuol diventare parte integrante del genius loci. E' quindi un turista "embedded", che testimonia in tempo reale, con gli strumenti offerti dal web, di esserci, e che per un certo, breve lasso di tempo, si sente partecipe del contesto.
Una volta c'era il turista davanti al Partenone. Oggi c'è il turista con il Partenone, in un rapporto paritetico, dove l'autorevolezza e il distacco storico-culturale del monumento è colmato dalla possibilità di comunicare in diretta, in mondowebvisione, la propria presenza in una certa location a tutti gli amici del mondo-vero e virtuale, senza dover aspettare lo scarto di giorni che intercorreva tra ritorno-sviluppo delle foto-invito a casa degli amici.
In ogni caso, prevale questo discorso del nuovo "turista embedded", che entra in osmosi con il luogo e che dà il meglio di sè dove si può essere incorporati in situazioni più o meno pericolose, come guerre, corsi di sopravvivenza, zone a rischio disastri, ecc. Per ora i turisti embedded, cui non basta vedere le notizie al telegiornale, ma vogliono far parte del telegiornale, non sono molti. E forse non lo saranno mai, perché c'è sempre il rischio di trasformare la vacanza in un incubo. Ma se un domani potessimo mandare in viaggio il nostro avatar, sfruttando la nostra controparte virtuale per visitare una zona rischiosa del mondo vero?


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