Nell’epoca di internet è sempre più raro trovare qualche margine libero per la scoperta. Grosso modo, si riesce a sapere tutto di tutti, la conoscenza è diffusa, capillare e allargata. Una conoscenza che si estende anche nel privato, grazie ai social network, dove ognuno racconta volontariamente molto di sé. Il disegno della Nouvelle histoire preconizzato e messo a punto da Braudel e Le Goff si è spinto molto oltre le premesse, si è arrivati a una storia totale, dove si copre ogni ambito del sapere, in tempo reale, e dove progressivamente ogni notizia ha diritto d’asilo nel grande circo mass mediale.
Ci vorrà ancora del tempo perché si giunga alla completa alfabetizzazione tecnologica, al superamento del digital divide, all’aggiornamento costante degli stati d’animo, e forse alla fine si arriverà a una registrazione/rappresentazione totale, minuto per minuto, tweet dopo tweet, status dopo status, di tutto ciò che avviene nel mondo, dalla cronaca del conflitto bellico alla cronaca della prima colazione di un perfetto sconosciuto.
Il villaggio globale si estende, si espande, dà vita a nuove narrazioni, ma soprattutto elimina uno dopo l’altro i coni d’ombra che permettevano di poter contare su qualche mistero da studiare e su qualche luogo esotico da scoprire. Ci vorrà ancora molto tempo, ma la direzione è quella.
Prendiamo il turismo. Oggi si sta sempre più assottigliando la differenza tra turista e viaggiatore, dato che l’essere viaggiatore implica una ricerca di luoghi sconosciuti ai più, una ricerca che evoca gli esploratori dell’800 e, al massimo, i viaggi di Chatwin.
Oggi si possono ancora fare scoperte personali, per una ricerca propria, ma non si può più pretendere di scoprire luoghi lontani per comunicarli al resto del mondo. Già si conoscono: si sa tutto della foresta amazzonica come della casa della rockstar di turno.
E allora, in attesa delle esplorazioni nello spazio, che riporteranno in auge il viaggio in stile ottocentesco, e dopo la breve parentesi (che mi auguro si riapra) delle esplorazioni degli etnologi nei mondi virtuali (vedi Tom Boelstorff in Second Life), si creano a tavolino nuovi mondi artificiali (a differenza di SL, che era un mondo spontaneo, creato dai residenti), anche con l’idea di poterli poi esplorare.
E’ molto curiosa e affascinante questa idea di un universo concepito nei minimi dettagli, per poter essere poi analizzato, studiato e esplorato. Succede soprattutto coi videogames (ancor più che con il cinema), e lo dimostra il proliferare di guide, di atlanti e di enciclopedie. Allo stand della Multiplayer al Salone del libro di Torino, c’era un tripudio di questo tipo di nuovi strumenti, dall’Enciclopedia di Halo (bellissima e dettagliatissima) all’Atlante di World of Warcraft. E la sensazione è stata che questo nuovo immaginario si stia finalmente radicando nella realtà, uscendo dai confini delle culture di nicchia. Quei libri che si ispirano al concetto classico di guide e enciclopedie, raccontano in modo capillare universi fantastici non sono più visti come libri da intenditori e curiosi (es.: Il manuale di zoologia fantastica di Borges), ma come nuove guide turistiche, utili per chi sente il desiderio o il bisogno di trovare di fronte a se un orizzonte veramente sconosciuto, e non il deserto addomesticato con la duna che nasconde un buffet con ostriche e champagne.



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