Anche Bruce Sterling, su Wired.com, ha scritto di Volavola, il film girato interamente in Second Life da Berardo Carboni. Come ho già detto, Volavola è stato concepito come un lungometraggio classico, come un film drammatico che non punta sulle bizzarrie e sulle curiosità di SL. E per questo è particolarmente interessante.
Presentazione deIl cinema di Terence Young di Mario Gerosa
Admiral Hotel
via Domodossola 16
Milano
Il libro Il cinema di Terence Young, appena pubblicato dalle Edizioni Il Foglio, verrà presentato il 1° ottobre all'Admiral Hotel, sede dello 007 Admiral Club, il primo club italiano dedicato a James Bond.Nel prestigioso albergo milanese, che ospita anche un museo dedicato all'agente segreto più famoso del mondo, si parlerà del regista che con Licenza di uccidere, ha lanciato il favoloso James Bond cinematografico.
Presenti con l’autore, Edward Coffrini Dall'Orto, presidente dello 007 Admiral Club e autore di vari saggi sul mondo di James Bond, Dario PM Geraci, saggista, scrittore, regista e sceneggiatore di cortometraggi e Francesco Brunacci, giornalista e autore televisivo.
IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
Associazione Culturale
Editoria di qualità dal 1999
Sito internet: www.ilfoglioletterario.it
Myspace:http://www.myspace.com/edizioni_il_foglio
IL CINEMA DI TERENCE YOUNG
di Mario Gerosa
Terence Young (1915-1994) è il regista che nel 1962 ha diretto Agente 007, Licenza di uccidere e che per primo ha definito il canone del favoloso James Bond cinematografico.
Per Young il successo di 007 fu una fortuna e una condanna allo stesso tempo. Il regista, che girò altri due episodi della saga dell’agente segreto più famoso del mondo (Dalla Russia con amore e Thunderball – Operazione Tuono), venne spesso identificato come l’autore dei primi film di Bond (comunemente definiti “i più belli” ), e in tal modo non si rese mai giustizia a un autore che per tutta la vita spaziò tra gli stili e i generi, girando una quarantina di film che vanno dal thriller alla ricostruzione storica al dramma di introspezione psicologica.
Young era un uomo molto colto e raffinato. Nato a Shanghai da genitori inglesi, laureato a Cambridge, esordì a 33 anni con Il mistero degli specchi, la storia di un uomo malato di Rinascimento, che costringe una sconosciuta a seguirlo nella sua folle brama di ricostruire un’epoca. Quella storia di arte e di follia girata in un poetico bianco e nero è il primo indizio per scoprire la versatilità di Terence Young, che nella sua carriera alternò film di genere destinati a diventare cult movies e film di grande impegno sociale che fecero scalpore all’epoca ma che vennero poi dimenticati.
Dotato di una straordinaria cultura cinematografica, raffinato come von Sternberg e innamorato dei film di Feyder, Young si divertì per tutta la vita a giocare con i meccanismi del cinema, passando dal trash mitologico (Le guerriere dal seno nudo, Gli Orazi e i Curiazi) al cult western con l’improbabile terzetto Bronson-Delon-Mifune (Sole rosso), al camp spy thriller (Triplo gioco). Ma l’uomo che portò al cinema l’epopea saffica delle Amazzoni, che ebbe per primo l’idea di calare un samurai nelle atmosfere del selvaggio West e che raccontò una spy story dal lato umano, raccontando vizi e debolezze degli agenti segreti, fu anche un attento osservatore e cronista del suo tempo. Già negli anni ’50 girò una serie di film di denuncia, criticando aspramente la società contemporanea: in Londra a mezzanotte si parla dello stupro di una ballerina minorenne, Tall Headlines scandaglia il microcosmo delle tragedie covate in famiglia, e Serious Charge è incentrato sulla storia di un prete accusato di molestie da un giovane.
Molto apprezzato come regista di film di guerra, Young fu anche un grande architetto di suspense, ed emozionò mezzo mondo con Audrey Hepburn cieca ne Gli occhi della notte, un film molto amato da Alfred Hitchcock.
Queste sono soltanto alcune delle tante sfaccettature dell’opera e della personalità artistica di Terence Young, che Mario Gerosa, l’autore della monografia, ha analizzato, basandosi anche sulle testimonianze di attori e professionisti che conobbero e lavorarono col regista.
Il volume comprende interviste esclusive a Ken Adam, il leggendario scenografo dei film di 007, Ursula Andress, Alessandra Celi, Ennio Morricone, Luciana Paluzzi, Aldo Zezza.
Prefazione di Edward Coffrini Dell’Orto, presidente dello 007 Admiral Club.
Introduzione di Dario PM Geraci.
Mario Gerosa (1963) si occupa di cinema, culture digitali e new media. Nel 1987 ha vinto il Premio Pasinetti Cinema Nuovo con un saggio su Luchino Visconti. Ha pubblicato libri sui mondi virtuali e saggi sul machinima e sui trailer nei videogames. Insegna Multimedia al Politecnico di Milano. Da quando aveva 5 anni, non ha mai smesso di amare i film di James Bond.
Mario Gerosa, Il cinema di Terence Young, Edizioni Il foglio letterario, pp. 315, Euro 18.
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Terence Young (1915-1994) è il regista che ha diretto Agente 007, Licenza di uccidere e che per primo ha definito il canone del favoloso James Bond cinematografico.
Per Young il successo di 007 fu una fortuna e una condanna allo stesso tempo. Il regista, che girò altri due episodi della saga dell’agente segreto più famoso del mondo (Dalla Russia con amore e Thunderball – Operazione Tuono), venne spesso identificato come l’autore dei primi film di Bond (comunemente definiti “i più belli” ), e in tal modo non si rese mai giustizia a un autore che per tutta la vita spaziò tra gli stili e i generi, girando una quarantina di film che vanno dal thriller alla ricostruzione storica al dramma di introspezione psicologica.
Young era un uomo molto colto e raffinato. Nato a Shanghai da genitori inglesi, laureato a Cambridge, esordì a 33 anni con Il mistero degli specchi, la storia di un uomo malato di Rinascimento, che costringe una sconosciuta a seguirlo nella sua folle brama di ricostruire un’epoca. Quella storia di arte e di follia girata in un poetico bianco e nero è il primo indizio per scoprire la versatilità di Terence Young, che nella sua carriera alternò film di genere destinati a diventare cult movies e film di grande impegno sociale che fecero scalpore all’epoca ma che vennero poi dimenticati.
Dotato di una straordinaria cultura cinematografica, raffinato come von Sternberg e innamorato dei film di Feyder, Young si divertì per tutta la vita a giocare con i meccanismi del cinema, passando dal trash mitologico (Le guerriere dal seno nudo, Gli Orazi e i Curiazi) al cult western con l’improbabile terzetto Bronson-Delon-Mifune (Sole rosso), al camp spy thriller (Triplo gioco). Ma l’uomo che portò al cinema l’epopea saffica delle Amazzoni, che ebbe per primo l’idea di calare un samurai nelle atmosfere del selvaggio West e che raccontò una spy story dal lato umano, raccontando vizi e debolezze degli agenti segreti, fu anche un attento osservatore e cronista del suo tempo. Già negli anni ’50 girò una serie di film di denuncia, criticando aspramente la società contemporanea: in Londra a mezzanotte si parla dello stupro di una ballerina minorenne, Tall Headlines scandaglia il microcosmo delle tragedie covate in famiglia, e Serious Charge è incentrato sulla storia di un prete accusato di molestie da un giovane.
Molto apprezzato come regista di film di guerra, Young fu anche un grande architetto di suspense, ed emozionò mezzo mondo con Audrey Hepburn cieca ne Gli occhi della notte, un film molto amato da Alfred Hitchcock.
Queste sono soltanto alcune delle tante sfaccettature dell’opera e della personalità artistica di Terence Young, che Mario Gerosa, l’autore della monografia, ha analizzato, basandosi anche sulle testimonianze di attori e professionisti che conobbero e lavorarono col regista.
Il volume comprende interviste esclusive a Ken Adam, il leggendario scenografo dei film di 007, Ursula Andress, Alessandra Celi, Ennio Morricone, Luciana Paluzzi, Aldo Zezza.
Prefazione di Edward Coffrini Dell’Orto, presidente dello 007 Admiral Club.
Introduzione di Dario PM Geraci.
Mario Gerosa (1963) si occupa di cinema, culture digitali e new media. Nel 1987 ha vinto il Premio Pasinetti Cinema Nuovo con un saggio su Luchino Visconti. Ha pubblicato libri sui mondi virtuali e saggi sul machinima e sui trailer nei videogames. Insegna Multimedia al Politecnico di Milano. Da quando aveva 5 anni, non ha mai smesso di amare i film di James Bond.
IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
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Marco Manray Cadioli DER NEUE WANDERER a cura di Vito Campanelli e Francesco Quarto in collaborazione con MAO - Media & Arts Office ONLUS
GALLERIA OVERFOTO vico San Pietro a Majella 6, 80138 Napoli (piazza Bellini)
11 settembre > 10 ottobre 2009 orari: martedi' > venerdi' 11.00-13.00 e 16.30-19.30, sabato 11.00-14.00
inaugurazione venerdi' 11 settembre 2009 ore 18.00-22.00
l'inaugurazione della mostra avrà inizio con la presentazione (in anteprima assoluta) del libro Internet Landscapes 2003-2007, curato da Vito Campanelli e illustrato da Francesco Quarto per Edizioni MAO - Napoli (2009). Il libro è un viaggio per immagini (preceduto da un breve testo critico) che ripercorre le tappe artistiche di Marco Cadioli: dalle prime sperimentazioni (2003) sino alle avventure come reporter in Second Life (2007). Alla presentazione prenderanno parte gli autori e l'artista.
Marco Cadioli racconta il proprio viaggio nel mondo virtuale cinese HIPIHI. Come un viandante contemporaneo, l'artista attraversa un metaverso nel quale non ha alcun riferimento (l'interfaccia e gli abitanti parlano una lingua a lui sconosciuta), ciò lo spinge ad abbandonarsi ad una deriva nella quale finisce per popolare le lande desolate che incontra, con le proprie visioni private di una Cina senza tempo: quella impressa nel suo immaginario. Fiori e dragoni, antichi simboli e architettura tradizionale, i tazebao e le icone del maoismo, queste le coordinate di un viaggio che Cadioli racconta attraverso un video e alcune stampe, nelle quali - rispetto alla sua recente produzione artistica - c'è un recupero di gesti e tecniche legati alla manualità. Un continuo dentro e fuori dal digitale attuato attraverso la sovrapposizione di media nuovi e tradizionali.
Collana Walkie Talkie // diretta da Luigi Bernardi // Perdisa Pop // euro 12,00 // pagine 128 // Isbn 978 88 8372 376 6 //
Un soldato cubano in Angola vive un incubo di cinque anni che lo porterà a conoscere orrore su orrore, fino all’esperienza indicibile del cannibalismo. Da reduce, quel ricordo diventerà per lui insopportabile, un peso destinato a trasformarsi in brama di carne. Metodico come il più inumano degli assassini, sceglierà allora le strade povere dell’Avana per dare la caccia alle sue vittime innocenti.
Creando un affascinante connubio di horror e reportage, Gordiano Lupi torna a Cuba per raccontare una parabola che afferra allo stomaco, una storia cupa sull’ossessione del male e, insieme, un viaggio impietoso in una terra che resta ancora da scoprire. L’esplorazione della cultura di un popolo s’intreccia alle trame spietate di una guerra condotta in modo barbaro fino all’inverosimile. Il punto di partenza è infatti l’Angola, dove i soldati cubani sono costretti a vivere un tormento assurdo e privo di logica, nel cuore di un’Africa selvaggia, tra mangiatori di scimmie, ritualità macabre e violenza efferata. A vivere l’incubo è un cittadino comune, con una moglie incinta che lo attende all’Avana e, come sorte, un percorso senza ritorno nella follia.
Asciutto, teso e lucido, il romanzo procede con ritmo inflessibile per concentrarsi sul ritorno a casa del reduce, dove la spersonalizzazione operata dalla guerra e dalle crudeltà di un regime segneranno le ultime tappe del suo destino. Rimasto vedovo, l’uomo si ciberà di innocenza, paradossalmente senza smettere la propria sensibilità, l’amore per il figlio, né il senso di colpa. Così la storia si fa emblematica, disegnando scenari in cui il macabro s’allea con la realtà, la pena con la follia, l’amore con la morte.
Da uno tra maggiori conoscitori italiani della cultura cubana, un romanzo che senza dare un attimo di tregua evoca gli interrogativi più inquietanti sulla natura umana.