Umanità accresciuta?

Ho appena letto Umanità accresciuta. Come la tecnologia ci sta cambiando (Laterza), il nuovo libro di Giuseppe Granieri, che aspettavo come una volta aspettavo il nuovo disco dei Ramones o dei Pink Floyd.
E' un libro interessante, di quelli che fanno il punto sulla situazione e ti aiutano a riflettere, a porti delle domande su quello che sta succedendo.
La cosa che più mi ha colpito è la ricorrenza di parole che suggeriscono, se ho ben capito, un'idea di positività, se non di fiducia. Le parole chiave che mi sono rimaste più impresse sono "accelerazione" (proposta proprio come elemento cardine in quarta di copertina), "velocità", e, ovviamente, l'idea di "accrescimento". In due casi su tre ricorre il suffisso "ad", che riporta a un'idea di percorso preciso, unidirezionale, sicuro, verso una meta certa.
E qui non mi ritrovo più. Credo che nel dibattito odierno sui mondi virtuali (o metaforici che dir si voglia) e sulle culture dei social network, sia difficile parlare di direzioni univoche o definite e di accrescimenti di vario genere. Più che accrescersi o accelerare, mi pare che nella doppia vita vissuta tra la rete e il mondo "vero" si stia fermi, non si vada da nessuna parte, soprattutto ai tempi di Facebook. Intendo dire che non si aggiunge ma si cambia, si trasforma. Più che di accrescimento, credo si debba parlare di scomposizione e di ricombinazione: nella Golden Age di Second Life, nel glorioso 2007, ci si sdoppiava o al massimo ci si triplicava; adesso siamo tutti diventati come delle incarnazioni del "gioco del 15" o come dei cubi di Rubik in carne, ossa ed emozioni, dove cambiamo continuamente, come la donna di Total Recall col volto scomponibile.
Nei giorni dei social network, giorni di parodie, ancor più che di metafore, alla spinta verso un obiettivo, al viaggio unidirezionale, si preferisce la ricomposizione di vari elementi, che danno vita a innumeri variazioni sul tema della collezione, la vera star del 2009.
in SL collezionavano noi stessi, in FB collezioniamo noi stessi, collezioniamo gli amici-figurine e siamo collezionati dagli altri, sperando magari di essere lo scudetto di qualcuno. E' un gioco reciproco di collezioni di identità, che aumenta i rapporti e le combinazioni possibili, senza necessariamente accrescerle.
Nel suo libro Granieri parla anche di culture locali, facendo riferimento perlopiù a quelle sviluppate in Second Life. E' un discorso interessante. Però anche qui prediligo un approccio che tenga conto delle contaminazioni, delle ibridazioni, delle ricombinazioni, considerando sempre i viaggi nella rete come viaggi di andata e ritorno. La cultura neko o cyber prese per loro stesse non sono più interessanti della cultura dei figuranti del Carnevale di Venezia, lo diventano nel gioco infinito di contaminazioni fortemente emozionali tra mondo "vero" e "virtuale", tra dentro e fuori, tra cultura alta e bassa. La forza c'è proprio nel momento dell'impatto tra le culture consolidate e quelle di serie B o Z (come è successo con la mostra Rinascimento virtuale - scusate l'autocitazione). Quindi, il lifestyle interno a SL mi interessa se sul tavolo ho anche Vogue e i libri di Valerie Steele. Le culture autoctone della rete viste da sole non decollano, a mio modesto avviso. Se confrontate con le culture alte, diventano dirompenti.
Ultima osservazione, sulla velocità. Senza tirare in ballo il digital divide, noto quotidianamente che c'è una distonia tra la velocità innescata in rete e quella che segue nel mondo vero. Esempio banale: ordino un libro su Amazon in 3 minuti, e poi per averlo devo aspettare un mese (se non uso il corriere a ogni pie' sospinto). E questa doppia velocità non riguarda solo i pacchi, concerne anche le emozioni, fatte esplodere rapidamente in chat e poi trattenute una volta passati dall'altra parte del mondo.
Ma qui rischiamo veramente di allontanarci dal seminato. Meglio stare bene aggrappati a una sola direzione, a quell' "ad" semi-invisibile che aleggia in tutto il libro e dà una sensazione di moderata fiducia in un'umanità in tono maggiore che, tuttavia, spesso vive in un mondo in sl minore.






2 Comments:
wow
correremo a leggerlo
sicuro che lo leggerò, complimenti a Giuseppe!
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