Thursday, June 05, 2008

congresso IRC a Napoli

In questo convegno si parlerà anche delle applicazioni della realtà virtuale nell'ambito della medicina. Un'occasione importante per capire quale sia la portata degli universi sintetici, che non si esauriscono con i pur divertenti club di lap dance.


Congresso Nazionale IRC

Expo Napoli • Congress Palace,Napoli 6 - 7 Giugno 2008
Programma Definitivo
LA PREVENZIONE
DELL’ARRESTO CARDIACO:
aspetti clinici e didattici delle situazioni periarresto
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
AIM Group -AIM Congress
Sede di Firenze
Viale G.Mazzini, 70
50132 Firenze
Tel. 055 233881
Fax 055 2480246
Email irc2008@aimgroup.it
www.aimgroup.it/2008/irc
COMITATO ORGANIZZATORE
Manrico Gianolio
Fiorella Paladino
Riccardo Boverio
Luciano Capucci
Nicola Casolaro
Giuliana Centini
Claudia Moroni
Vincenzo Scuderi
Stefania Zampogna
COMITATO SCIENTIFICO
Alessandro Barelli
Erga Cerchiari
Elvio De Blasio
Pietro Dell’Agli
Antonio Destro
Stefano Di Bartolomeo
Chiara Ghizzi
Giovanni Gordini
Grazia Mannini
Giulio Radeschi
Claudio Sandroni
Fernando Schiraldi
Federico Semeraro
DomenicoViolante
Via Croce Coperta, 11
40128 Bologna
Tel. 051 4187643
Fax 051 4189693
www.ircouncil.it
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Congresso Nazionale IRC
Expo Napoli • Congress Palace,Napoli 6 - 7 Giugno 2008
LA PREVENZIONE
DELL’ARRESTO CARDIACO:
aspetti clinici e didattici delle situazioni periarresto
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PROGRAMMA SCIENTIFICO
08.00 - 09.00 • Registrazione
09.00 - 10.00 • Presentazione del Congresso e Saluti,
RCP di gruppo, addestramento video guidato di 300 ragazzi delle scuole superiori
Manrico Gianolio, Torino; Koen Monsieurs, Ghent (Belgio); Fiorella Paladino, Napoli;
Riccardo Boverio, Alessandria; Saluto delle Autorità
 PREVENZIONE DELLE MORTI IMPROVVISE NEL GIOVANE E NELLO SPORT
Moderatori:G. Fradella, Firenze;M. Santomauro,Napoli
10.00 - 10.20 Epidemiologia delle morti improvvise nel giovane e nella pratica sportiva
Giuseppe Palazzo, Catania
10.20 - 10.40 Patologie aritmogeniche ereditarie e prevenzione primaria
Alessandro Biffi,Roma
10.40 - 11.00 Diffusione ed uso dei DAE nelle sedi di attività sportiva
Antonio Destro,Rimini
11.00 - 11.30 Sessione interattiva e discussione:
ruolo dell’elettrocardiografia nella diagnosi e prevenzione
Gianluca Gonzi, Parma
11.30 - 12.00 • Pausa
RUOLO DELL’ECOGRAFIA NELLA PREVENZIONE DELL’ARRESTO CARDIACO
Moderatori:Giovanni Sesana,Milano; Fernando Schiraldi,Napoli
12.00 - 12.20 Versamento pleurico e pneumotorace
Gino Soldati, Castelnuovo Garfagnana (LU)
12.20 - 12.40 Tamponamento cardiaco e funzione ventricolare
Roberto Copetti, Tolmezzo (UD)
12.40 - 13.00 Integrazione dell’ecografia nell’algoritmo ALS
Gian Alfonso Cibinel, Pinerolo (TO)
LA PREVENZIONE DELL’ARRESTO CARDIACO:
aspetti clinici e didattici delle situazioni periarresto
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13.00 - 13.15 • Discussione
13.15 - 14.15 • Pausa
 EQUILIBRIOACIDO BASE ALTERAZIONI ELETTROLITICHE
ED ARRESTO CARDIACO
Moderatori:Giorgio Lapucci,Ravenna; Rodolfo Sbrojavacca,Udine
14.15 - 14.45 Equilibrio Acido Base e Alterazioni Elettrolitiche
Fernando Schiraldi,Napoli
14.45 - 15.15 Equilibrio Acido Base nello Shock
Fulvio Kette, SanVito alTagliamento (PN)
15.15 - 15.45 Sessione interattiva e discussione: ruolo della gas analisi nella diagnosi e prevenzione
Giovanna Guiotto,Napoli
15.45 - 16.15 • Pausa
16.15 - 17.00 • Comunicazioni Libere
Moderatori: Nicola Casolaro, Potenza;Giuliana Centini, Torino;Vincenzo Scuderi, Catania
 PREVENZIONE DELL’ARRESTO CARDIACO IN PEDIATRIA
Moderatori: AntonioVitale,Napoli; Ida Salvo,Milano
17.00 - 17.30 Prevenzione e sicurezza in pediatria
Stefania Zampogna, Catanzaro; Riccardo Lubrano,Roma
17.30 - 17.50 Il trasporto del bambino critico
Gianni Messi, Trieste
17.50 - 18.15 • Discussione
18.15 •Assemblea Generale dei Soci IRC
Venerdì6Giugno 2008
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8.00 - 9.00 • Discussione poster
 PREVENZIONE DELL’ARRESTO CARDIACO IN OSPEDALE
Moderatori: Claudio Sandroni,Roma;Giulio Radeschi, Torino
9.00 - 9.20 Modelli di Risposta alle Emergenze Intraospedaliere
Erga Cerchiari, Bologna
9.20 - 9.40 La Formazione per chi Chiama: il Corso Metal
Giulio Radeschi, Torino
9.40 - 10.00 La Formazione per chi Risponde: il Corso RRS
Elvio De Blasio, Benevento
10.00 - 10.15 • Discussione
10.15- 10.40 • Pausa
 PREVENZIONE DELL’ARRESTO CARDIACO NELTRAUMA
Moderatori: Claudia Moroni,Milano;DomenicoViolante, Salerno
10.40 - 11.00 La prevenzione della morte da trauma, una questione “geografica”?
Stefano Di Bartolomeo,Udine
11.00 - 11.20 Le morti precoci da trauma; cosa ci dice il registro italiano dei traumi gravi
Gianfranco Sanson, Trieste
11.20 - 12.20 Sessione interattiva; casi clinici di arresto cardiaco nel trauma
Giuseppe Nardi,Roma;Giovanni Sesana,Milano; Concetta Pellegrini, Napoli; Elvio De Blasio, Benevento
12.20- 12.30 • Discussione
12.30- 13.00 • Comunicazioni Libere
Moderatori: Luciano Capucci, Bologna; Stefania Zampogna,Catanzaro; Fiorella Paladino,Napoli
PROGRAMMA SCIENTIFICO
LA PREVENZIONE DELL’ARRESTO CARDIACO:
aspetti clinici e didattici delle situazioni periarresto
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Sabato 7Giugno 2008
13.00 - 13.15 Lettura (con il contributo di sponsor)
RCP e linee guida ILCOR 2005: la qualità quale fattore determinante per
una aumentata sopravvivenza
Mario Balzanelli, Taranto
13.15 - 14.15 • Pausa
 SIMULAZIONE E NUOVETECNOLOGIE
Moderatori:Giovanni Gordini, Bologna; Alessandro Barelli,Roma
14.15 - 14.35 Second Life, Formazione e Condivisione
Mario Gerosa,Milano; Anita Carloni, Roma
14.35 - 14.55 RealtàVirtuale:Dimostrazione di un Prototipo per l’addestramento in Emergenza
Antonio Frisoli, Pontedera (PI)
14.55 - 15.15 Internet, Comunicazione e Formazione
Luca Marchetti, Bologna; Federico Semeraro, Bologna
15.15 - 15.30 • Discussione
 FORMAZIONE IN EMERGENZA URGENZA; IL MODELLO ITALIANO
Moderatori:Tamara Campanelli, Fano (PU);AlessandroTrevisan,Roma
15.30 - 15.50 Formazione di Base e Avanzata; due Realtà un Modello
Giuliana Centini, Torino
15.50 - 16.10 Gli Educatori ed il Controllo della Qualità Didattica
Alessandro Barelli,Roma
16.10 -16.30 Il Learning Path: Il Corso Istruttori Permanente
Andrea Scapigliati,Roma
16.30 -16.40 • Discussione
16.40 • Premiazione delle Comunicazioni Libere e Poster
• Chiusura del Congresso
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INFORMAZIONI
Sessioni Poster
Sabato 7 giugno dalle ore 8.00 alle ore 9.00 si svolgeranno le visite guidate dai Moderatori con
presenza degli Autori accanto al proprio poster. L’accesso all’area poster sarà comunque possibile
durante tutta la durata del congresso.
Premiazione delle comunicazioni orali e poster
Sabato 7 giugno alle ore 16.40 inAula Plenaria saranno assegnati, a giudizio del Comitato Scientifico,
i premi Livia Pompeo e FrancoValagussa alla migliore comunicazione orale ed al miglior
poster.
Il premio consiste in € 1.000,00 per la comunicazione ed € 500,00 per i migliori posters con
primo nome medico e primo nome infermiere. Si ringraziano il Dr Stefano Di Bartolomeo e la
Dr.ssa FrancescaValent dell’Istituto di Epidemiologia dell’Università di Udine per il prezioso contributo
nella valutazione scientifica dei lavori presentati.
Sessione simulazione
Durante il Congresso è attiva una stazione di simulazione. Gli iscritti possono esercitarsi in
scenari riguardanti situazioni di arresto cardiaco, periarresto e trauma. Le iscrizioni alle sessioni di
simulazione sono gratuite e raccolte in Segreteria Congressuale.
Sessione di addestramento in RCP
Durante il Congresso è attiva in modo permanente una stazione di addestramento in RCP con
feed back computerizzato e assistenza di un Istruttore IRC.
Proiezioni
È prevista esclusivamente la proiezione di immagini da Personal Computer.
I relativi files, preparati con il programma Power Point, devono essere consegnati almeno un’ora
prima dell’inizio della sessione, su CD-Rom o Pen Drive all’apposito Centro Proiezioni. Si ricorda
che il Sistema Operativo utilizzato è esclusivamenteWindows.
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SCIENTIFIC HE
Crediti ECM - Ministero della Salute
Per il Congresso è stata inoltrata domanda di accreditamento per la figura professionale del medico-
chirurgo e infermiere presso la Commissione Nazionale per la Formazione Continua in Medicina
(ECM) del Ministero della Salute.
L’accreditamento verrà effettuato per l’intero congresso.
Attestati ECM
Gli Attestati ECM verranno inviati, entro 90 giorni dal termine dell’evento o dalla data dell’accreditamento,
a tutti coloro che avranno partecipato interamente alle giornate congressuali e che
avranno riconsegnato la documentazione debitamente compilata e firmata.
ASSEMBLEA ANNUALE IRC
L’Assemblea generale dei soci IRC è convocata per venerdì 6 giugno alle ore 18.15 presso la
Stazione Marittima, aula Plenaria.
Hanno diritto a partecipare all’Assemblea i soci in regola con il pagamento della quota
sociale annuale, che non siano esclusi o receduti. I soci che non intendono intervenire
personalmente all’Assemblea possono farsi rappresentare solo da un socio e mediante delega
scritta.
Esposizione Tecnico-Farmaceutica
In area congressuale è allestita un’EsposizioneTecnico-Farmaceutica e dell’Editoria scientifica, che
osserverà gli orari dei lavori scientifici.
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INFORMAZIONI
Sede del Congresso
EXPO Napoli
Congress Palace
Molo Angioino
Stazione Marittima 80133 Napoli
Tel. 081 5514448
Fax 081 5514473
Sede del
Congresso
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G E N E R A L I
Parcheggio
La Stazione Marittima ha concesso disponibilità di posti auto presso il proprio parcheggio.
L’area è segnalata dal cartello “Parcheggio Riservato Congresso Nazionale IRC”.
Segreteria
La Segreteria è a disposizione dei partecipanti a partire dalle ore 08.00 del giorno
6 giugno, per tutta la durata dei lavori.
Attestati di partecipazione
L’attestato di partecipazione verrà rilasciato al termine dei lavori scientifici a tutti gli
iscritti che ne faranno richiesta presso la Segreteria in sede congressuale.
Quote di partecipazione (IVA 20% inclusa)
Soci IRC in regola con le quote:
Medici € 150,00
Infermieri,medici specializzandi e soccorritori € 85,00
Non soci IRC
Medici € 190,00
Infermieri,medici specializzandi e soccorritori € 125,00

Congresso
Nazionale
IRC
LA PREVENZIONE
DELL’ARRESTOCARDIACO:
aspetti clinici e didattici delle situazioni periarresto
Comunicazioni Orali
Congresso
Nazionale
IRC
1 Comunicazione Orale
SURVEY SULLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
NEONATALE E PEDIATRICA IN AMBITO NON PEDIATRICO
M.Tumolo*, E. Lampugnani*,A. Moscatelli*, G. Ottonello*, M. Lattere**,
N. Disma**, P.Tuo*
* U.O.Anestesia e Rianimazione - IRCCS Giannina Gaslini - Genova
**U.O. Pronto Soccorso Medico - Osservazione - IRCCS Giannina Gaslini - Genova
Nel periodo gennaio-febbraio 2008 è stato diffuso in 14 ospedali liguri un questionario anonimo rivolto
ad anestesisti che abitualmente si occupano di pazienti adulti, occasionalmente chiamati a gestire
emergenze pediatriche e neonatali. Scopo della survey era valutare la formazione specifica ricevuta,
le eventuali difficoltà riscontrate e le relative motivazioni, le soluzioni proposte. I dati si riferiscono a
151 questionari compilati, su 218 inviati (69,2%)
Il campione risulta costituito da anestesisti-rianimatori con anzianità >15 anni per il 57%, il cui campo
principale di attività è rappresentato da rianimazione (45%), anestesia (44%), emergenza/118 (9%).
Solo il 20% ha ricevuto un training in anestesia pediatrica durante la Scuola di Specializzazione.Ciò
testimonia, come confermato da una recente survey(1), la non completa implementazione delle raccomandazioni
FEAPA sulla formazione pediatrica degli specialisti in Anestesia e Rianimazione, recepite
da SIAARTI e SARNePI(2).
Risultano discretamente diffuse nella popolazione anestesiologica studiata le certificazioni IRC, con
predominanza del BLS (il 56% degli intervistati lo possiede);meno rappresentati risultanoALS (24,5%),
ATLS (14%) e PTC (8%). Le certificazioni IRC risultano più diffuse nella fascia con minore anzianità
di servizio (<>
Diversa la situazione relativa alle certificazioni pediatriche: solo il 20% del campione è in possesso di
PBLS, l’1,3% di PALS.
Il 94,5% degli intervistati denuncia difficoltà grave (44%), moderata (36%) o lieve (14.5%) nella gestione
delle emergenze cardio-respiratorie o dei politraumi nel bambino, nonché del distress respiratorio
del neonato in sala parto.
Le motivazioni sono molteplici (l’85% degli intervistati ha indicato più di una risposta, segnalando un
disagio multifattoriale): incertezza su posologia e indicazioni dei farmaci (73%), sull’intubazione e la
ventilazione (36%), sul reintegro volemico (58%), difficoltà nell’accesso vascolare (51%) e intraosseo
(58%), indisponibilità di materiale adatto (38%) e di adeguata assistenza infermieristica (33%), impossibilità
di garantire un corretto percorso diagnostico (52%), scarsa competenza pediatrica degli altri specialisti
coinvolti (25%). Solo l’8% ha denunciato difficoltà nel rapporto con i genitori, sottovalutando
forse un aspetto cruciale della pratica pediatrica.
Pur essendo limitata la portata numerica del problema (il 41% degli intervistati viene chiamato meno
di una volta all’anno a gestire emergenze pediatriche), sono note le pesanti conseguenze in termini di
outcome di una gestione iniziale inadeguata.
Il 53% del campione non dispone nella propria pratica quotidiana di alcun ausilio (tabelle per la selezione
della misura delle protesi, schemi posologici dei farmaci, ecc).
Tra i provvedimenti auspicabili viene proposta l’introduzione di un training in anestesia pediatrica
nei programmi delle Scuole di Specializzazione, la possibilità di frequentare ospedali pediatrici, la formulazione
di protocolli istituzionali standardizzati, l’istituzione di equipe con competenza pediatrica
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Congresso
Nazionale
IRC
Comunicazione Orale
in regime di pronta disponibilità e la frequenza di corsi specifici (PBLS, PALS).
In conclusione, la gestione delle emergenze neonatali e pediatriche in ambito non pediatrico rappresenta
un problema che genera forte disagio, nonostante talvolta sia scotomizzato dagli stessi operatori.
Emerge dalla survey una notevole richiesta di formazione specifica già a partire dalla Scuola di Specializzazione.
Appare indispensabile una più capillare diffusione delle certificazioni pediatriche oltre
ad un maggior collegamento e comunicazione tra ospedali generali e pediatrici.
Bibliografia:
1 MAstuto,D Lauretta,C Minardi,N Disma, I Salvo,A Gullo.Does the Italian pediatric anesthesia training program
adequately prepare residents for future clinical practice?What should be done? Ped Anesth 2008;18(2):
172-
2 JC Ecoffey,A Erber, J Holzki,NMTurner.The Federation of European Associations of Paediatric Anaesthesia:
Guidelines for training in Paediatric Anaesthesia.Minerva Anestesiologica 2004; 70(11):XXVIII-XXXII.
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Congresso
Nazionale
IRC
2 Comunicazione Orale
PROGRAMMAZIONE CORSO DI RIANIMAZIONE
CARDIOPOLMONARE E DEFIBRILLAZIONE A PERSONE
NON UDENTI
C. Morini,A. Soriolo
Centro IRCVerona per l’Emergenza Urgenza
Nel febbraio del 2008 si svolgerà aVerona presso l’Ente Nazionale Sordi il secondo corso B.L.S.D. laico
svolto dagli istruttori del Centro I.R.C.Verona per l’Emergenza-Urgenza.Dato che la formazione a
personale laico è sempre stata concentrata su soggetti non diversamente abili, si è cercato in letteratura
eventuali esperienze pregresse di altri centri.
Il riscontro è stato negativo e pertanto si è provveduto ad impostare il corso sulla base delle esigenze
didattiche e formative dei partecipanti. Le modifiche sostanziali sono state apportate sia da un punto
di vista teorico che pratico.Per quanto attiene la lezione frontale sono state utilizzate le slide del corso
laico e l’istruttore è stato affiancato per tutta la durata della lezione stessa da un interprete con diploma
riconosciuto a livello nazionale specializzata nel linguaggio dei segni.
Il manuale didattico verrà consegnato ai partecipanti 15 giorni prima dell’avvio l’avvio del corso. Per
la parte pratica saranno utilizzati defibrillatori semiautomatici non trainer, a cui verrà sostituita la batteria
in modo da renderli trainer.Questo perché sul display di questo tipo di defibrillatore compare
l’indicazione alla manovra specifica (es. applicare le placche sul torace) ed inoltre segnala con una clessidra
il tempo tra la defibrillazione è la nuova analisi (2 minuti).
Le due stazioni di lavoro suddivise in rapporto 1/1/5 secondo le indicazioni I.R.C. vedranno due
istruttori solamente uno affiancato dall’interprete mentre il secondo era già esperto nella relazione con
soggetti audiolesi.
L’interprete è stata contattata le settimane precedenti al corso e le è stato consegnato un manuale
identico a quello dei discenti. Inoltre è stata istruita dal direttore del corso, il quale ha provveduto ad
illustrare le singole diapositive e a risponde ad ogni domanda.
La parte più interessante sarà sicuramente l’addestramento e l’applicazione del metodo “4 tempi” che
ha di molto semplificato lo svolgimento del training.
Si propone l’istituzione di un gruppo di studio per l’analisi delle problematiche e relative soluzioni al
fine di estendere in modo sistematico e pedagogicamente corretto la formazione a soggetti con hadicap,
a tal proposito e su consiglio del Presidente Manrico Gianolio, si è provveduto a contattate i
due relatori di Pordenone che presentarono l’anno scorso la relazione sulla formazione ai non vedenti.
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Congresso
Nazionale
IRC
3 Comunicazione Orale
“C’È UN MEDICO IN SALA?”
VELOCIZZARE A BASSO COSTO IL SOCCORSO
TERRITORIALE SI PUÒ
G. Landoni, L. Cabrini, E. Bignami, G. Monti, O. Fochi,A. Zangrillo
Dipartimento di Anestesia e Rianimazione, Istituto Scientifico San Raffaele,
UniversitàVita-Salute, Milano
Scopo del progetto: integrare i servizi di soccorso sanitario per l’urgenza-emergenza territoriale
con una rete di volontari laici e sanitari ad intervento immediato, afferenti ad un database e localizzabili
tramite telefono cellulare.
Descrizione: I sistemi di soccorso extra-ospedaliero attuali sono usualmente efficienti, in particolare
nelle nazioni dotate di numeri unici d’allertamento e centrali operative (CO) dedicate. In molte
emergenze sanitarie la rapidità d’intervento e la qualità del primo soccorso sono essenziali nel determinare
mortalità e morbilità: tuttavia, le CO dispongono di un numero finito di mezzi, né ogni mezzo
può disporre di personale medico ed infermieristico specializzato.
Il progetto che presentiamo prevede la creazione di un database di volontari sanitari e laici (opportunamente
preparati), classificati in base alle competenze possedute. Una volta ricevuta una chiamata
d’emergenza, oltre ad attivare i normali soccorsi l’operatore di CO in base al tipo di intervento richiesto
(trauma, arresto cardiaco o altro) potrà decidere di contattare i volontari più idonei e più vicini,
avvisandoli tramite database e software in grado di inviare un messaggio di allerta solo ai cellulari
presenti nella cella telefonica da cui proviene la richiesta di soccorso.
Il volontario potrà rifiutare o accettare d’intervenire: in tal caso potrebbe giungere sul luogo dell’evento
con tempi significativamente minori rispetto ai mezzi di soccorso. La rapidità dell’intervento
e la sua efficacia potrebbero ulteriormente essere migliorate dotando i volontari di cellulari con navigatori
satellitari (se possibile dotati di una mappa dei DAE presenti sul territorio). L’operato del volontario
avverrà sempre sotto il coordinamento della CO, e potrà estendersi all’accompagnamento del
pz sui mezzi di soccorso di base.
Il progetto prevede inizialmente la scelta di un’area in cui effettuare una sperimentazione triennale. I
costi a regime sarebbero estremamente modesti, data la natura volontaristica; la fase d’implementazione
richiede risorse contenute, relative in particolare a software, costituzione database, cellulari.Una partnership
con aziende private di telefonia ed informatica potrebbe abbattere la necessità di fondi pubblici.
Conclusioni: l’implementazione di un network di volontari qualificati coordinato dalle CO potrebbe
ridurre marcatamente i tempi d’intervento sul territorio. Il progetto è attualmente alla ricerca
dei necessari partner tecnico-scientifici, finanziari e politici.
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Congresso
Nazionale
IRC
4 Comunicazione Orale
ACCURATEZZA DIAGNOSTICA DELL’ECOGRAFIA TORACOPOLMONARE
NELLA VALUTAZIONE DEI PAZIENTI CON
INSUFFICIENZA RESPIRATORIA ACUTA
G.A. Cibinel*, G. Casoli*, F. Elia**, M. Padoan*
* S.C. Medicina e Chirurgia d’Urgenza Ospedale Civile di Pinerolo ASL To 3 –
Pinerolo (To)
** S.C. Medicina d’Urgenza Ospedale Torino Nord Emergenza ASL To 2 – Torino
Introduzione e scopi: Nei pazienti che si presentano con dispnea acuta in PS la valutazione di
base (anamnesi, esame fisico,ECG,Rx torace,BNP) presenta spesso limiti importanti nella definizione
della causa principale (cardiaca e/o polmonare) e soprattutto della fisiopatologia sottostante. Peraltro
il preciso inquadramento della patologia di base è condizione vincolante per orientare gli interventi
terapeutici adeguati e per influenzare positivamente la prognosi, evitando il deterioramento ulteriore
delle funzioni vitali e l’evoluzione verso l’arresto cardio-respiratorio. L’obiettivo del presente lavoro è
la valutazione dell’ecografia toracica eseguita alla presentazione in pazienti con dispnea acuta, in termini
di riproducibilità e di accuratezza diagnostica per la diagnosi di dispnea cardiogena.
Metodi: Dal 01/01 al 31/07/2007 60 pazienti presentatisi in PS con dispnea acuta di eziologia
cardiaca non escludibile, sono stati sottoposti ad ecografia toracica, attraverso tre finestre antero-laterali
(per il parenchima) e una finestra basale (per la ricerca di versamento pleurico) da ogni lato.La sindrome
alveolo-interstiziale diffusa è stata confermata in presenza di almeno 3 linee B (artefatti verticali
mobili) in almeno due finestre per ogni lato. Il versamento pleurico è stato confermato in presenza di
area anecogena pleurica basale.Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad ecocardiogramma, dopo l’effettuazione
e l’interpretazione dell’ecografia toracica.
La diagnosi finale (dispnea cardiogena o non cardiogena) è stata definita a posteriori da due medici
esperti (un medico d’urgenza e un cardiologo) utilizzando tutti i dati disponibili (clinica, ECG, Rx
Torace, ecocardiogramma, evoluzione dopo terapia), ad esclusione dell’ecografia toracica. La riproducibilità
del test è stata valutata confrontando l’interpretazione di un campione random di immagini
registrate da parte di due operatori esperti e due operatori inesperti.
Risultati: La sindrome alveolo-interstiziale bilaterale documentata all’ecografia è risultata altamente
predittiva per dispnea cardiogena: sensibilità 94%, specificità 96%,VPN 93%,VPP 97%,LR- 0.06,
LR+ 24.57. Nettamente minore è risultata l’accuratezza della radiografia del torace, interpretata dal
radiologo, per la diagnosi di congestione/edema: sensibilità 65%, specificità 77%,VPN 63%,VPP 79%,
LR- 0.46,LR+ 2.80.La presenza versamenti pleurici all’ecografia non ha dimostrato alcuna rilevanza
diagnostica.
La riproducibilità dell’ecografia toracica in emergenza è risultata ottimale, anche nel confronto tra
operatori esperti e operatori inesperti (k tra 0.93 e 0.96).
Conclusioni: L’ecografia toracica eseguita in PS nei pazienti con dispnea acuta, per la ricerca della
sindrome alveolo-interstiziale, è una metodica molto accurata per la differenziazione tra cause cardiogene
e cause non cardiogene.
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Congresso
Nazionale
IRC
5 Comunicazione Orale
IMPROVING NEUROLOGICAL OUTCOME BY
INTRODUCING MILD THERAPEUTIC HYPOTHERMIA
AFTER CARDIAC ARREST IN NORTH-EAST ITALY: A
PROSPECTIVE EVALUATION
T. Pellis, E. Franceschino,V. Mione, D.C.Tomasello,A. Roncarati,
F. Dibenedetto,W.P. Mercante
A.O. Santa Maria degli Angeli, Pordenone
Purpose of the study: Mild therapeutic hypothermia improves neurological outcome and
survival after out-of-hospital (OOH) cardiac arrest (CA) due to ventricular fibrillation, cooling may
also be beneficial for other rhythms or in-hospital CA [1].Yet hypothermia is widely underutilized,
particularly in Italy [2].We compared neurological outcome of patients admitted before and after the
introduction of mild therapeutic hypothermia.
Methods: Since 2003 neurological outcome at hospital discharge (overall performance category
[OPC] and cerebral performance category [CPC]) is prospectively evaluated in patients resuscitated
from CA (authorized by Ethic Committee) [3]. From November 2004 to June 2007 mild hypothermia
was induced in unconscious patients resuscitated from CA admitted to our intensive care unit
(ICU).Exclusion criteria were: terminal illness and dementia.Hypothermia was induced: a) in OOH
victims during transportation,when possible, using readily available means and without delaying hospital
admission; b) in ICU utilizing: cold (4°C) Ringer’s Lactate infusion (30 ml/kg in 30 min), ice
packing, and an air cooling blanket (12°C).Temperature (T) was maintained within the range of 32-
34°C for 24h and thereafter actively restored normothermia (37°C). Since November 2006,T was
finely managed by ArcticSun (Medivance, Lousiville, Colorado US). Core body T was continuously
measured by a Foley catheter.Close glycemic control (140-90 mg/dl) by continuous insulin infusion
was already a standard of care.Neurological outcome was prospectively acquired in all victims of CA
(regardless the treatment with hypothermia) and compared with that of patients admitted during the
22 months that preceded the use of therapeutic hypothermia.An OPC/CPC 1 or 2 was regarded as
favourable.
Results: In 32 months therapeutic hypothermia was induced in 64 patients. In 10 victims of OOHCA
hypothermia was initiated during transportation,mean coreT at ICU admission was 34.0±0.6°C,
in the remaining patients was 36.1±1.2°C (p<0.05).the>
149±103 min and stably maintained for 24h. Mean rewarming time was 10.6±3.1 h. No adverse
events related to the cooling procedure or rewarming were noticed. In one patient treated with
tenecteplase and continuous heparin infusion, intracerebral hemorrhage was diagnosed on day 3.
Overall survival at hospital discharge did not differ (39% [20/57] before and 38% [33/87] with hypothermia;
p=ns), however favourable neurological outcome significantly increased from 50% (10/20)
in historical controls to 79% (26/33) after the introduction of therapeutic hypothermia (p<0.05).
Conclusions: We were successful in implementing mild therapeutic hypothermia in unconscious
victims of CA and significantly improve neurological outcome at hospital discharge.
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Congresso
Nazionale
IRC
Comunicazione Orale
References:
1 Nolan JP,Morley PT,HoekTL,Hickey RW.Therapeutic hypothermia after cardiac arrest.An advisory statement
by the Advancement Life supportTask Force of the International Liaison committee on Resuscitation.
Resuscitation 2003;57(3):231-5.
2 Merchant RM, Soar J, Skrifvars MB, et al.Therapeutic hypothermia utilization among physicians after resuscitation
from cardiac arrest.Crit Care Med. 2006;34(7):1935-40.
3 Kette F, PellisT; Pordenone Cardiac Arrest Cooperative Study Group (PACS). Increased survival despite a reduction
in out-of-hospital ventricular fibrillation in north-east Italy.Resuscitation. 2007;72(1):52-8.
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Congresso
Nazionale
IRC
6 Comunicazione Orale
GENERAL WARDS+MET OR ICU? IT IS NOT THE SAME!
PREDICTED AND OBSERVED HOSPITAL MORTALITY IN
GENERAL WARDS MET-PATIENTS: A PROSPECTIVE
STUDY
G. Monti, L. Cabrini,V. Plumari, S. Colombo, G. Landoni, M.R. Calvi,
L.Whelan
Dipartimento di Anestesia e Rianimazione, Istituto Scientifico San Raffaele,
UniversitàVita-Salute, Milano
Aim of the study: The incidence of in-hospital cardiac arrest (IHCA) ranges from 1 to 5
events/1000 admissions, with a surviving rate of 20%. The number of patients victims of severe adverse
events is much greater: about 15-20% of the admitted patients. Severe adverse events and IHCA
are often preceded by worsening of clinical conditions lasting hours or days.Timely treatment in the
early phase of deterioration could avoid further worsening: Hodgetts reported that 60% of IHCA
could be prevented.
Under a well documented shortage of ICU beds,MET could be a logical approach for the prevention
of serious adverse events.Nevertheless, a recent review reported as weak the evidence in favour
of rapid response systems.
To verify MET efficacy,we compared hospital mortality of general wards patients assisted by the MET
to the mortality predicted by SAPS II for an ICU setting.
Methods: We recorded SAPS II score and hospital mortality for 72 consecutive general wards patients
visited by the MET (an anaesthesiologist) in a 2-month period in a single University Institute.
Six (8%) patients were classified as DNAR and were excluded from further analysis.
Results and Conclusions: SAPS II mean value was 30 (SD 16,28),with a predicted mortality
for this score of 12%. In our study hospital mortality was 35.3% (24/68 patients died), 3 times the
predicted one.
In graph 1. patients has been subgrouped for discrete SAPS 10-by-10 classes; observed and predicted
mortality rates for each class are shown.
19
Comunicazione Orale
The ROC curve (AUC = 0,656, p value 0,035) showed that SAPS II predicts mortality in critically
ill patients treated by the MET, but the expected mortality calculated by the ICU-based formula is
lower than the observed one.
In conclusion, our data show that an anesthesiologist acting in the general wards couldn’t perform as
well as in the ICU.The causes of (and the remedies for) the alarming high mortality must be explored.
20
Congresso
Nazionale
IRC
7 Comunicazione Orale
RCP CON TUBO LARINGEO E ADRENALINA DA PARTE
DELLE EQUIPE INFERMIERISTICHE DI MODENA
SOCCORSO: 8 MESI DI SPERIMENTAZIONE
C. Serantoni*, M. Reggiani**, M. Plati***, M. Campisi*, C. Scorcioni*,
A. Sala*, P. Doneddu*, P. Orlando*, S. Rioli*, F. Colasuonno*, F. Luppi*,
L.Vigarani*
*CO118 Modena Soccorso, **Pronto Soccorso NOCSAE,
***Anestesia e Rianimazione Osp. diVignola,AUSL di Modena
Modena Soccorso è la Centrale Operativa 118 che gestisce l’emergenza sanitaria territoriale nella
provincia di Modena (circa 650.000 ab.). Il sistema è ispirato ad una strategia dual response (automedica
+ ambulanza ILS o BLSD), pur con alcune aree di disomogeneità in cui l’ALS è assente.Tale organizzazione
sostanzialmente prevede l’invio, negli eventi presunti critici, del 1° mezzo e dell’ALS
competente. In ogni caso, il ritardo medio dell’ALS è stimabile in 3-7 minuti in area urbana e tempi
ancora più dilatati in area peri-urbana. È evidente che, in caso di ACR, la prima equipe composta da
infermiere e autista si trova a gestire l’RCP in completa autonomia.
Si è pertanto provveduto ad un idoneo training delle equipe ILS all’utilizzo di un presidio extra-glottico
(Tubo Laringeo, LTS-II,Teleflex) e alla somministrazione di adreanalina, verificandone la compatibilità
in termini di rispetto dei tempi e fasi della RCP e la evitabilità degli aspetti negativi (fasi
hands-off, ecc.) secondo quanto indicato dalle LG ILCOR-ERC 2005.
Dal giugno 2007 è iniziata tale sperimentazione, limitatamente alle situazioni in cui l’arrivo dell’ALS
era stimato con un ritardo > 4 minuti.
21
Congresso
Nazionale
IRC
Comunicazione Orale
Conclusioni: Per quanto lo studio non possieda significatività statistica, i risultati sono interessanti
e meritano attenzione. L’introduzione del TL appare comunque un’opzione favorevole rispetto alla
ventilazione con pallone, permettendo di svincolare l’infermiere per il reperimento dell’accesso venoso
(somministrazione di adrenalina) e di procrastinare la stabilizzazione della via aeree a momenti
successivi.
22
Congresso
Nazionale
IRC
8 Comunicazione Orale
EMERGENZE SPECIALISTICHE
IL CORSO O.N.E. ( Obstetric & Neonatal Emergencies )
L. Calanchi*, F. Sandri**, M. Fabbri***, S.Alati****
* Dirigente Medico 1° livello U.O.Rianimazione / 118 Ospedale Maggiore - Bologna
** Direttore dell’U.O. Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Maggiore
– Bologna
*** Reparto di Ostetricia Ospedale di Bentivoglio (BO)
**** Dirigente Medico 1° livello U.O. Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale
Ospedale Maggiore – Bologna
Motivazioni del progetto: aumento di tali problematiche dovute a: immigrazione di donne
gravide con assenza di controlli clinici, chiusura di sale parto a bassa natalità, promozione parto a domicilio,
estremizzazione età materna.
Scopo di questo corso: è quello di fornire una preparazione teorico-pratica nel:
• Riconoscimento e gestione emergenze ostetriche
• In caso di parto in atto saper scegliere fra Stay & Play o Scoop & Run sapendo valutare:
�� L’ imminenza della fuoriuscita del neonato
- La fisiologicità o meno dell’ evento
- Assistenza al parto fisiologico e comuni distocìe
�� Gestione trauma in gravidanza
�� Gestione ACR in gravidanza
ALS neonatale
Problematiche affrontate: Assenza in letteratura di linee guida sul parto imprevisto.Necessità
di condensare in un pomeriggio il corso ALS neonato originariamente di 2 giorni
Destinatari:Medici ed IP impiegati nei 118 e nei Pronto Soccorso con assenza di specialistica Ostetrica.
Metodi impiegati: Dispensa di preparazione al corso con inclusa una sintesi del corsoALS neonato
dell’American Accademy of Pediatrics. Il corso ha una durata complessiva di 9 ore suddivise in
3 ore di lezioni frontali (2 lezioni) con supporto audiovisivo, 4 ore e ½ di megacode su manichini specifici
(Madre e neonato ALS), 1 ora e ½ di valutazioni teorico – pratiche (Quiz e Megacode).Accreditato
ECM (9 crediti). Ogni edizione prevede fino a 10 allievi con rapporto Allievo: Istruttore:
manichino 5:1:1
Risultati: dal 2003 il corso è proposto ai sanitari nel catalogo formativo aziendale dell’ASL di Bologna
con 4 edizioni / anno. Sono inoltre state fatte 4 edizioni a Siena, 2 a La Spezia, 4 a Modena. I
feed back mediamente sono fra buono ed eccellente.
Conclusioni: Più di 400 discenti sono stati formati fino ad ora con ottimo interesse e feed back.
Il gruppo di lavoro si sta ora dedicando ad un accreditamento scientifico del corso al fine di proporlo
ad importanti società scientifiche potenzialmente interessate (IRC, SIMEU) come proposta formativa
nazionale e secondariamente ad ideare e proporre un corso di formazione per istruttori.
Bibliografia:
- Society of Obstetricians and Gynecologists.Guidelines form Physicians and Nurses in Maternal / Fetal transport.
SOGC Guideline, n° 1,December 1992
23
Congresso
Nazionale
IRC
Comunicazione Orale
- Joint Position Paper on Rural Maternity Care. J, Soc.Obst.Gynaec.Can. 1998;20(4):393-398.
- Collaborative survey of perinatal loss in planned and unplanned home births.
- Northern region Perinatal Mortalità Survey Coordinating Group. BMJ 1996;313:1306-1309
- ECG Guidelines. Part 11:Neonatal Resuscitation.Circulation;2000:102 (suppl. I):I-343-I-357.
- ILCOR advisory statement:Resuscitation of the Newly Born Infant. Pediatrics 1999;103(4).
- Am.College of Obstetrics and Gynaecologist:Obstetrics aspects of trauma management.
- ACOG Educational Bulletin n.251,Sept.1998
- AHA, Part IV. Special resuscitation situations. Jama 1992;268.2242-50
- Am J Obstet Gynecol. 2005 Jun;192(6):1916-20 KatzV,Balderston K,DeFreest M.“Perimortem cesarean delivery:
were our assumptions correct?”
- Lyon D.“Perimortem caesarean delivery” emedicine.com/med/topic3398.htm
- BMJ 1999; 318 : 1342 – 45 “ABC of labour care:Obstetric Emergencies
- Trauma in pregnancy.Henderson,Mallon. Emerg.med.Clin. of North America. 1998 Feb ;16(1) :209-28
- Am. J.Obst.Gynec.1990 ;162 :1502-1510
- Copper RL ed al..Am.Y.of Obs.Gyn.1993 ;168,78
- Caro DA:Clucciello S.Med Connect CME Program: vol. 1
- World health organization “Managing complication in pregnancy and childbirth” 2000
- www.emjonline.com“The ABC of community emergency care” 03/07/2005
- Arch PedAdolesc Med 1994 Feb.;148(2):147-152 “Outcome of unattended out of hospital births in Harlem”
- Br. J Obst & Gynaec. 1991 Jan. ; 98(1) : 57-64 « Babies born before arrival at hospital >>
- Testo ATLS dell’American College of Surgeon ed. 2004
- Emergency Medicine Clinics of NorthAmerica 1994; 12: 167-199.EspositoTJ:“Trauma during pregnancy”.
- Archives of Surgery 1991; 125: 1079 – 1086 “Trauma in pregnancy – Predicting pregnancy outcome”Kissinger
DP et al.
- The American Surgeon 1989; 55: 151 – 153 “Trauma in pregnancy, a ten year perspective”
- Journal ofTrauma 1992; 35: 731 – 736 “Evaluation of pregnant women after blunt injury”Towery RA et al.
- Health 2004; 5 (1): 24 – 28 “Trauma during pregnancy”
- ANZ J. Surg. 2004; 74: 125 – 128 “Management of trauma during pregnancy”
- Chang A. K. emedicine.com/emerg/topic484.htm“Pregnancy,Trauma”
- Textbook of Neonatal Resuscitation.: autori diversi.The AHA/AAP Neonatal Resuscitation Program Steering
Committee. 4th edition 2000.
- S. Niermeyer, P.V. Reempts, J. Kattwinkel et. al.:“Resuscitation of Newborns”Annals of Emergency Medicine
April 2001; 37: 4 , 110-125
- P.Hamilton:“Care of the newborn in the delivery room” BMJ 22 May 1999; 318: 1403-1406
- Società Italiana di Medicina Perinatale:“ Requisiti e raccomandazioni per l’ assistenza perinatale” 3a edizione;
SEE – Firenze 1999.
- ILCoR,AHA, ERC:Circulation 2005;112;91-99
24
Poster
Congresso
Nazionale
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LA PREVENZIONE
DELL’ARRESTOCARDIACO:
aspetti clinici e didattici delle situazioni periarresto
Congresso
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1 Poster 26
TROMBOEMBOLISMO VENOSO E MORTALITÀ: ANALISI
RETROSPETTIVA NEL QUADRIENNIO 2004-2007
M.M. Ciammaichella, R. Maida, C. Patrizi,A. Della Corte, M. Magnanti,
C. Martinoli, M.S. Fiore, L. Moriconi,A.Ala,A. Cocorocchio, D.Trinca
S.C. Medicina Interna per l’Urgenza,A.C.O. S. Giovanni-Addolorata-Britannico, Roma
(Direttore: Dott. G. Cerqua)
Scopi della ricerca: Sono stati arruolati 174 pazienti consecutivi con tromboembolismo
venoso (TEV) nel periodo 1 gennaio 2004/ 31 dicembre 2007.
In 12 pazienti (6,89%) si è verificato arresto cardiaco con exitus (Grafico 1).
Scopo della ricerca quello di identificare cause e ritmi responsabili dell’arresto cardiaco
nei 12 pazienti deceduti ed eventuali indicatori di rischio.
Metodi impiegati: È stato creato un database con Microsoft Access© che conteneva
46 campi.
I 12 pazienti deceduti mostravano le seguenti caratteristiche, spesso in associazione,
come documentato nella tabella 1: embolia polmonare massiva (Foto 1) con ipertensione
polmonare, 5 di questi con fibrinolisi loco-regionale in corso (Foto 3), insorgenza
acuta di blocco di branca destra (BBdx) con segni di sovraccarico ventricolare
destro configuranti la triade di Mc Guinn-White (Foto 2), ritmo non defibrillabile
(PEA) seguito da asistolia ed exitus.
Si è applicato come test comparativo per variabili nominali su dati appaiati il test Q di
Cochran (Tabella 1) per verificare che l’associazione delle variabili embolia polmonare
massiva, triade di Mc Guinn-White, arresto cardiaco (ritmo non defibrillabile) sia
dovuta al caso o abbia significatività statistica.
Nel Grafico 2 è rappresentata la differente associazione delle variabili K ABC nei 12
pazienti deceduti:EPM, triade diMc Guinn-White, arresto cardiaco con ritmo non defibrillabile
(PEA/asistolia).
Risultati: I 12 pazienti deceduti sono stati esaminati secondo le seguenti variabili
analizzate nella Tabella 1: embolia polmonare massiva (Foto 1) con ipertensione polmonare
(100%), 5 di questi (41,6%) con fibrinolisi loco-regionale in corso (Foto 3), insorgenza
acuta di blocco di branca destra (BBdx) con segni di sovraccarico ventricolare
destro configuranti la triade di Mc Guinn-White (66,6%) (Foto 2), arresto cardiaco
con ritmo non defibrillabile (PEA) seguito da asistolia ed exitus (100%).
Il test Q di Cochran dimostra, in base ai valori ottenuti di 2=38 con i valori di GL
(Gradi di Libertà= k-1), che la significatività statistica, ottenuta in base ai GL ed al valore
critico (VC) del 2 che per p=0,001 è di 13,816, è elevata (p<0,001)>
delle 3 variabili non è dovuta al caso.
Conclusioni: L’arresto cardiaco nelTEV massivo prevede un iniziale BBdx acuto con
segni di sovraccarico ventricolare destro, ipertensione polmonare, dilatazione delle sezioni
destre cardiache e dell’arteria polmonare, cui segue ritmo non defibrillabile (PEA
ed asistolia) anche in corso di fibrinolisi loco-regionale, per verosimile re-occlusione
arteriosa.
Pertanto, la comparsa della triade di Mc Guinn-White in pazienti con embolia polmonare
massiva, può rappresentare un valido indicatore di rischio di mortalità.
Congresso
Nazionale
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2 Poster
27
IL TRASPORTO SECONDARIO DEL PAZIENTE CRITICO
PRESSO UNA RIANIMAZIONE NEONATALE E PEDIATRICA
DI III LIVELLO
A. Moscatelli*, M.Tumolo*, E. Lampugnani*, G. Ottonello*, F. Puncuh*,
M. Bevilacqua**, R.Vacava**, P.Tuo*
* U.O.Anestesia e Rianimazione - IRCCS Giannina Gaslini - Genova
**U.O. Chirurgia DEA - Sale Operatorie - IRCCS Giannina Gaslini - Genova
Il trasporto neonatale routinario non è un compito istituzionale del nostro reparto
(Rianimazione IRCCS G.Gaslini - Genova), in quanto organizzato su base regionale.
Ci occupiamo viceversa del trasporto secondario a breve, media e lunga distanza di
pazienti critici in età pediatrica ed interveniamo nel trasporto neonatale per medie e
lunghe distanze o nel caso di pazienti che necessitano di assistenza ventilatoria avanzata
e/o di monitoraggio emodinamico invasivo.
Mezzi di trasporto:
• ambulanza (brevi distanze, entro 2 ore);
• elicottero (oltre 2 ore di viaggio, pazienti altamente instabili);
• aereo (lunghe percorrenze).
Monitoraggio (anche in corso di trasporto aereo): ECG 12 derivazioni, SatO2,NIBP,
pressioni invasive (2 canali), ETCO2, temperatura, ICP.
Presidi terapeutici (anche in corso di trasporto aereo): ventilazione trigger invasiva e
non invasiva in tutte le modalità, iNO,Heliox, farmaci in infusione continua (vasoattivi,
analogo-sedazione, miorisoluzione), drenaggio toracico, dialisi peritoneale, defibrillazione,
pacing.
Dal maggio 2006 ad oggi abbiamo effettuato 23 trasporti in Italia e all’estero (Stati
Uniti, Francia e Austria):
• 3 trasporti salva vita in emergenza (pazienti in imminente pericolo di vita che devono
accedere nel più breve tempo possibile a prestazioni terapeutiche ultraspecialistiche
salva-vita, ad es. trapianto polmonare).
• 9 trasporti salva vita pianificabili (pazienti in pericolo di vita che devono accedere a
prestazioni diagnostiche o terapeutiche ultraspecialistiche ma che presentano condizioni
di stabilità tali da consentire la pianificazione del trasporto, ad es. bambini con
patologia tracheale complessa, intubati, candidati ad intervento chirurgico sulla trachea
presso centri di riferimento).
• 11 trasporti umanitari (pazienti dipendenti da ventilazione meccanica invasiva o non
invasiva, che devono essere domiciliati o sottoposti a valutazioni diagnostiche ultraspecialistiche
e non possono affrontare un viaggio con volo di linea perché dipendenti
per la sopravvivenza da apparecchi elettromedicali).
Il trasporto non deve costituire un momento di rischio per il paziente cui deve essere
garantito lo stesso livello di cure al quale è sottoposto in terapia intensiva.Questo è posCongresso
Nazionale
IRC
Poster 28
sibile con una adeguata dotazione di apparecchiature e attraverso il training del team
di trasporto.
Bibliografia:
1 Ajizian SJ, Nakagawa TA: Interfacility transport of the critically ill pediatric patient. Chest
2007;132:1361-7.
2 Pediatric Emergency Medicine.American College of Critical Care Medicine. Society of Critical
Care Medicine. Consensus report for regionalization of services for critically ill or injured
children. Pediatrics 2000;105:152-5.
Congresso
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3 Poster
29
UN CASO DI ARRESTO CARDIACO SOSTENUTO
DA PIÙ RITMI
E. Ciccone*, P. Gargiulo**, C. Signoretta***, R. Rotundo****,
D. Schirripa*****, D.Tropiano***
*Direttore SUEM Centrale Operativa 118 ASP Catanzaro
** Dirigente Medico SUEM Centrale Operativa 118 ASP Catanzaro
*** Dirigente Medico Postazione di Emergenza Territoriale SUEM 118 ASP Catanzaro
**** Infermiere Professionale PET SUEM 118 ASP Catanzaro
***** Infermiere Professionale SUEM Centrale Operativa 118 ASP Catanzaro
Introduzione: Alle 14.45 dell’8 febbraio 2008 giunge in C.O. da un’abitazione di un
quartiere periferico di Catanzaro una chiamata per perdita di coscienza in una signora
di 60 anni portatrice di protesi mitralica, in terapia con coumadin.
14.46:Viene inviata in codice rosso l’ambulanza della PET di Lido appena giunta in P.S.
perché quella della città era impegnata.
Evento: 14,55: il medico rileva P.V.n.a.,A.C.R., inizia RCP, l’infermiera collega il monitor-
defibrillatore, allestisce un accesso venoso;
15,01: F.V., scarica a 175J, quadro invariato; 2’di MCE;
15,03: ritmo invariato, defibrillazione, 2’di MCE;
15,05: ritmo caotico, complessi slargati tipo “ritmo giunzionale” a freq.142/min; 2’di
MCE;
15,07: ECG invariato; 2’di MCE;
15,09:T.V. con fase di torsione di punta di pochi secondi seguita da F.V. a bassi voltaggi;
defibrillazione, 2’di MCE;
15,11:T.V.; defibrillazione; 2’di MCE;
15,13: Complessi ventricolari slargati con elevata variabilità dei cicli R-R, frequenza
media 108 bpm; 2’di MCE;
15,15: ECG invariato; 2’di MCE;
15,17 :T.V., frequenza media 150 bpm, nuova scarica; 2’di MCE;
15,19:T.V. con fase di torsione di punta seguita da F.V. a bassi voltaggi, 6° scarica; 2’di
MCE;
15,21: ECG immodificato, nuova scarica di defibrillazione, infusione di 100mg di Lidocaina
in bolo lento; 2’di MCE;
15,23 - 15,28: F.A. con risposta ventricolare a frequenza media 160 bpm, P.A. 90/50;
si carica la paziente sull’ambulanza e si parte per il P.S.;
15,35: arrivo in P.S.; all’ECG F.A. con risposta ventricolare rapida a 143 bpm, intervallo
QTc lungo, anomalie della ripolarizzazione ventricolare; La paziente viene ricoverata
in UTIC.
14/02/08: trasferimento dall’UTIC alla divisione di Cardiologia, viene impiantato un
ICD monocamerale;
20/02/08: dimissione con diagnosi di:
Congresso
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Poster 30
“A.C.da F.V. in soggetto con miocardiopatia dilatativa portatrice di protesi valvolare mitralica
meccanica, F.A. permanente, impianto di ICD monocamerale.Diabete mellito”.
Prescritta terapia con Beta-bloccanti, coumadin, ipoglicemizzanti orali.
Al controllo del 23/02 u.s. la paziente appare in discreta salute; parametri nella norma.
Conclusioni: Una sopravvivenza in condizioni ottimali, nonostante una fase tanto
lunga di A.C., è stata resa possibile solo da un’efficace applicazione della catena della
sopravvivenza e da una corretta applicazione dei protocolli di RCP (ACLS).
Congresso
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4 Poster
31
IMPEDANCE THRESOLD DEVICE IN CARDIOPULMONARY
RESUSCITATION. A META-ANALYSIS
L. Cabrini, G. Landoni, P. Beccaria,V. Plumari, G. Monti, F. Boroli, M. Fichera,
A. Garda, S. Colombo
Department of Anaesthesia and Intensive Care, Istituto Scientifico San Raffaele UniversitàVita-
Salute, Milano
Aim of the study: Vital organ hypoperfusion contributes significantly to the dismal
survival rates observed with manual cardiopulmonary resuscitation (CPR). Different
devices to improve CPR have been proposed, but none of them has consistently been
shown to be superior to conventional manual CPR. Not even the Active Compression-
Decompression device (ACD), probably the best studied, produced the expected
benefits: a recent review from Cochrane did not show any evidence for its indication.
The impedance threshold device (ITD) is a valve that reduce air entry into lungs during
chest recoil between chest compressions, producing a decrease in intrathoracic
pressure and increasing venous return to the heart.The effect is believed to be improved
when used combined toACD, enhancing venous return during active decompression.
Since only underpowered trial have been performed on this topic we performed a systematic
review of randomized, controlled trials in out-of-hospital cardiac arrests.
Methods: BioMedCentral,CENTRAL, PubMed, and conference proceedings were
searched (updated March 27, 2007).Authors and external experts were contacted.Two
unblinded reviewers selected randomized, controlled trials which used impedance
threshold device in cardiopulmonary resuscitation of out-of-hospital cardiac arrests.
Four reviewers independently abstracted patient data, treatment characteristics and outcomes.
Results and Conclusions: A total of 833 patients from 5 high quality randomized
studies were included in the analysis. Pooled estimates showed that the impedance
threshold consistently and significantly improved the return to spontaneous circulation
(202/438 [46%] in the impedance threshold device group vs 159/445 [36%] in the
control arm, RR=1.29 [1.10-1.51], P=0.002) and early survival (139/428 [32%] vs
97/433 [22%],RR=1.45 [1.16-1.80], P=0.0009) with clearly positive trends toward a
more favourable neurologic outcome in survivors (39/60 [65%] vs 18/44 [41%]) and
an improved mid-term survival (35/428 [8.2%] vs 24/433 [5.5%]).
The ITD appears to have a very satisfactory safety profile: none of the studies report
differences in adverse events or complications rates with ITD when compared with
control groups.
This analysis suggests that the ITD improves early outcome in patients with out-ofhospital
cardiac arrest undergoing CPR.
Congresso
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5 Poster 32
A MEDICAL EMERGENCY TEAM-BASED NON-INVASIVE
VENTILATION SERVICE: 129 CONSECUTIVE CASES
L. Cabrini, G. Monti, S. Colombo, G. Landoni,V. Plumari,A. Negro,A. Cocchi
Department of Anaesthesia and Intensive Care, Istituto Scientifico San Raffaele UniversitàVita-
Salute, Milano
Aim of the study: Non-invasive ventilation (NIV), including both continuous positive
airway pressure (CPAP) and pressure support, is an option in several types of acute
respiratory failure (ARF).The common shortage of intensive beds urges to verify the
feasibility of the treatment in non-intensive wards, preserving efficacy and safety.NIV
can be a fundamental resource for a Medical EmergencyTeam (MET).
We report the prospectively collected data over a six-month period in a single centre,
regarding “real-life”NIV treatments outside ICU managed by anaesthesiologists acting
as a MET.
Methods: observational study; prospectively collected data over a six-month period
in a single centre.
Setting: non-intensive wards of a Universitary Hospital of 1100 beds.
Patients: all consecutive patients with acute respiratory failure for whom a ventilatory
support was indicated but tracheal intubation was not appropriated or immediately
needed.
Results and Conclusions: data of 129 consecutive treatments were collected.The
overall success rate was 80.7%, while 8.3% were intubated.The 16 (12.4%) patients
who died during NIV treatment had all been judged as “DNAR” cases.The success
rate varied greatly among different diseases:COPD 91.7%, pulmonary oedema 83.3%,
pneumonia 61.2%.Patients affected by neuromuscular diseases and pneumonia showed
the worst outcomes.
NIV was performed in 10 clinical wards, in particular in the ED (41.1% of cases, a success
rate of 86.8%), General Medicine (27.1%, with a success rate of 68.7%), General
Surgery (6.2%),Orthopaedics (6.2%),Coronary Unit (5.4%),Haematology (4.6%,with
the worst outcomes: success rate 50%,mortality 33.3%). Patients were treated in their
ward with the exception of the thirteen patients who needed tracheal intubation and
of the 53 patients admitted in the ED who were transferred to the appropriate ward
when improved. Complications and errors were negligible and apparently without
consequences.
The adjunctive work-load for the MET was rather high but sustainable.
Non-invasive ventilation outside ICU was effective and very common,with on average
a new case every 34 hours and 3.2 simultaneous cases (average treatment length:
4.6 days). Safety was adequate and complications mild.A pre-existing MET proved to
be a valuable resource in introducing and managing NIV effectively.
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6 Poster
33
LA MORTE IMPROVVISA NELLO SPORT:
LE DUE STRADE DELLA PREVENZIONE
G. Iachelli,V. Perremuto,A. Nicita,A. Celestre, S. Purromuto
AUSL 7 di Ragusa – Dipartimento di Prevenzione – Servizio di Medicina dello Sport
Scopi: DIMOSTRARE IL VALORE AGGIUNTO DELL’ATTIVITÀ DI FORMAZIONE
TERRITORIALE NEL BLSD E PBLSD ALLA TUTELA SANITARIA
DELL’ATTIVITÀ SPORTIVA
Metodi: 1.VISITE DI IDONEITÀ
2.CORSI DI FORMAZIONE IRC
Il centro IRC dell’AUSL 7 e l’U.O.T. diMedicina dello sport di Ragusa, da anni hanno
avuto la possibilità, grazie alla presenza di istruttori (specialisti in medicina dello sport)
che operano anche nel centro di formazione IRC territoriale, di costituire grazie alla
loro attività preventiva quotidiana, una vera e propria task force per la prevenzione
della morte improvvisa, in particolare rivolta al mondo sportivo.
L’U.O.T. di Medicina dello sport, in un periodo che va dal 2002 ad oggi, ha effettuato
circa 13.500 visite, a carattere prevalentemente agonistico e in minima parte non agonistico.
Tali controlli hanno costituito un parametro di riferimento come strumento per la
prevenzione della morte improvvisa nello sport, sia in riferimento agli atleti dichiarati
non idonei che agli atleti sospesi per accertamenti per sospetti diagnostici per eventuali
patologie a rischio.
Il dato di rilevanza innovativa è stato quello riferito al riscontro di tali percentuali
anche nell’esperienza fatta negli ultimi 2 anni nei controlli non agonistici con ECG.
Il valore aggiunto a tale attività di assoluto valore preventivo è costituito dall’attività formativa
territoriale del centro IRC Aziendale.
Infatti in parallelo alle visite mediche, riteniamo avere lo stesso valore preventivo i numeri
territoriali relativi alle unità formate come BLSD – PBLSD nel nostro territorio
e cioè
Anno Medici Infermieri Altri sanitari Laici TOTALE
2003 92 97 50 121 360
2004 58 112 91 118 379
2005 46 26 6 50 128
2006 77 99 34 80 290
2007 30 168 10 75 283
2008 74 83 4 12 175
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Anno Numero Totale Alievi Allievi Volontari Altri
corsi* allievi* medici infermieri del soccorso
2004 7 99 25 66 8
2005 4 62 12 36 14
2006 6 97 32 46 3 16
2007 4 63 28 27 5 3
Totale 21 321 97 175 8 41
Conclusioni: In sintesi crediamo che la tutela sanitaria di tutta l’attività sportiva e parallelamente
la formazione territoriale nella rianimazione cardiopolmonare costituisca
oggi il più alto grado di prevenzione che si possa effettuare per la prevenzione della
morte improvvisa. Il dato territoriale importante riguarda in questo periodo (2002 ad
oggi) la mancanza di eventi cardiaci nel target filtrato dalla attività formativa e di prevenzione
medico sportiva.
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35
SERVIZIO EMERGENZA TERRITORIALE -118 A.S.L. NA3:
M.S.A. (AUTOMEDICA) NEL SERVIZIO EMERGENZA
SANITARIA TERRITORIALE. ANALISI DI UN’ ESPERIENZA
L. Gison*, L. Del Prete***,A. Lettieri**
*Medico, Servizio Emergenza Territoriale A.S.L. NA3. 118 Frattaminore, Servizio Automedica
***Infermiere, Servizio Emergenza Territoriale A.S.L. NA3. 118 Frattaminore, Servizio
Automedica
**Responsabile Servizio Emergenza Territoriale - 118 A.S.L. NA3
L’utilizzo di unM.S.A. in un Servizio di EmergenzaTerritoriale è una realtà da cui oggi
non si può prescindere. Un M.S.A., nel nostro caso un’Automedica, che porta soccorso
avanzato, ma non trasporta i pazienti, è un valore aggiunto del quale un moderno
Servizio di Emergenza Extraospedaliero dovrebbe dotarsi per raggiungere
standars adeguati.
I vantaggi offerti da tale Servizio sono un maggior numero di interventi/operatore su
codici di alta gravità con acquisizione di maggiore esperienza per gli operatori e conseguente
vantaggio per i pazienti.
Dal Settembre 2004 il servizio 118 dell’A.S.L.NA3, ha attivato il servizio diAutomedica
nella postazione di Frattaminore, con un equipaggio formato da un Infermiere
Specializzato inArea Critica, anche con compito di conduzione del mezzo, ed un Medico
dell’EmergenzaTerritoriale adeguatamente formato, per coprire l’intero territorio
della ASL (400.000 utenti) dove sono anche presenti n. 5 Ambulanze di Soccorso
Base e n.3 Ambulanze di Soccorso Avanzato (con Medico a bordo).
I dati raccolti in circa quattro anni di attività hanno dimostrato:
1.una riduzione statisticamente significativa della ospedalizzazione globale;
2.Un incremento dei pazienti trattati a domicilio;
3.Un incremento della % di sopravvivenza negli A.C.C. extraospedalieri,
4.Una maggiore percezione di qualità da parte degli utenti,
5.Una maggiore soddisfazione professionale da parte degli operatori.
La nostra esperienza, supportata dai dati dell’ultimo anno di attività (Gennaio-Dicembre
2007), ha dimostrato che un Servizio di EmergenzaTerritoriale con un M.S.A., nel
nostro caso un’Automedica, sia da preferire a quei sistemi in cui sono utilizzate solo le
Auotoambulanze di SoccorsoAvanzato per il miglioramento sia dell’efficienza che dell’efficacia
del Servizio 118.
Bibliografia:
– C.Serantoni,G.Gordini, E.Gruppioni (2002) Il Servizio di automedica: l’esperienza di Bologna
Soccorso.Osp.Maggiore Bologna.Aa.Vv. (2004)
– Scenari di Soccorso,Manuale formativo per ilVolontario Soccorritore 118,Torino,Anpas Piemonte.
– Cassigoli M. (2003) Sicurezza ed autoprotezione in emergenza, Firenze,AnpasToscana.
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8 Poster 36
IMPATTO DIAGNOSTICO E TERAPEUTICO
DELL’ECOCARDIOGRAFIA NEI PAZIENTI CON
INSUFFICIENZA RESPIRATORIA ACUTA
G.A. Cibinel
S.C. Medicina e Chirurgia d’Urgenza Ospedale Civile di Pinerolo ASL To 3 - Pinerolo (To)
Introduzione e scopi: Nei pazienti che si presentano con dispnea acuta in PS la definizione,
in base all’anamnesi e all’esame fisico, della causa principale (cardiaca e/o
polmonare) e soprattutto della fisiopatologia sottostante è spesso difficoltosa. Peraltro
il preciso inquadramento della fisiopatologia cardiaca è condizione vincolante per
orientare gli interventi terapeutici adeguati e per influenzare positivamente la prognosi,
evitando il deterioramento ulteriore delle funzioni vitali e l’evoluzione verso l’arresto
cardio-respiratorio. L’obiettivo del presente lavoro è la valutazione dell’ecografia cardiaca
eseguita in PS in pazienti con dispnea acuta, in termini di applicabilità, impatto
diagnostico e impatto terapeutico.
Metodi: Dal 01/01 al 30/06/2001 50 pazienti consecutivi presentatisi in PS con dispnea
acuta sono stati valutati inizialmente con esame clinico + ECG + RxTorace +
EGA.Per ogni paziente sono state definite dal medico accettante, in base ai dati clinicostrumentali:
la diagnosi principale (insufficienza cardiaca - IC, insufficienza polmonare
- IP, insufficienza mista - ICP), la fisiopatologia cardiaca e la diagnosi eziologica.
Entro 24 ore dalla presentazione tutti i pazienti sono stati sottoposti ad ecocardiogramma,
da parte di un medico all’oscuro della diagnosi definita in PS. In base alle informazioni
diagnostiche aggiuntive ottenute sono state ridefinite: la diagnosi principale
(IC, IP, ICP), la fisiopatologia cardiaca e la diagnosi eziologica. Le diagnosi iniziali e
quelle ottenute dopo l’effettuazione dell’ecocardiografia sono state confrontate per definire
l’impatto diagnostico.Per valutare l’impatto terapeutico sono state registrate eventuali
variazioni del trattamento successive all’effettuazione dell’ecocardiogramma.
Risultati: Nella coorte di 50 pazienti (M 26, F 24 – età media 71.3 +/- 12.5) l’applicabilità
del test è risultata completa (100%). La qualità delle immagini ecocardiografiche
è risulatata variabile: ottimale 40%, buona 28%,mediocre (ma sufficiente per
la valutazione diagnostica) 32%.
La diagnosi principale è stata modificata in 4 casi su 50 (8%), con identificazione di 3
casi di insufficienza cardiaca e di un caso di insufficienza polmonare non rilevati inizialmente.
L’ecocardiogramma ha evidenziato una fisiopatologia cardiaca diversa da
quella presunta in base ai dati clinici in 19 pazienti su 50 (38%). Si è dimostrato un impatto
terapeutico in 8 dei 19 pazienti (42%) con diagnosi fisiopatologica cardiaca modificata
in seguito all’effettuazione dell’ecocardiogramma (19% dei pazienti con
diagnosi principale di IC o ICP, 16% di tutti i pazienti).
Conclusioni: Nei pazienti anziani che si presentano con dispnea acuta o sub-acuta in
PS la valutazione clinica permette la definizione corretta della diagnosi principale (IC,
IP o ICP) nel 90% e della fisiopatologia cardiaca nel solo nel 60% dei casi. L’ecocardiogramma
è applicabile in tutti i pazienti e presenta un elevato impatto diagnostico
(40%) e terapeutico (20%).
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37
I PRESIDI EXTRAGLOTTICI NELLA GESTIONE AVANZATA
DELLE VIE AEREE IN AMBIENTE EXTRAOSPEDALIERO
G.Tammaro, S. Salerno
Ospedale Maggiore di Bologna – U.O.Terapia Intensiva Rianimazione 118 - Bologna
Scopi della ricerca: La gestione delle vie aeree rappresenta una delle principali
competenze per i sanitari impegnati nel soccorso preospedaliero. L’intubazione tracheale
riconosciuta come gold standard nella gestione avanzata delle vie aeree è stata
a lungo considerata l’unica tecnica disponibile.
L’anestesista-rianimatore è la figura professionale che in maggiore misura si confronta
quotidianamente con la gestione delle vie aeree.
Le raccomandazioni SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione
eTerapia Intensiva), recentemente sottoposte a revisione, raccomandano che anche gli
altri componenti del team (infermieri in particolare) vengano formati alla gestione
delle vie aeree.
Negli interventi di soccorso preospedaliero, l’infermiere è spesso la prima figura sanitaria
che interviene e si trova a gestire le vie aeree autonomamente, generalmente dispone
soltanto della maschera facciale ed il pallone autoespansibile. In termini d’efficacia
della ventilazione ed effettiva ossigenazione, questa tecnica possiede svariati limiti e
controindicazioni.
Considerando l’importanza che assume un’efficace e tempestiva ventilazione in situazioni
d’emergenza, lo scopo del lavoro consiste nel ricercare tecniche alternative alla
ventilazione con maschera facciale e all’intubazione orotracheale, che, come si evidenzia
nella letteratura degli ultimi anni, consiste nell’uso dei presidi extraglottici, dispositivi
che consentono una gestione avanzate delle vie aeree maggiormente gestibili
anche da parte del personale infermieristico.
Nel lavoro sono descritte le peculiarità di tre presidi extraglottici e attraverso la revisione
della letteratura a riguardo, è stato individuato il presidio che meglio rappresenta
un potenziale ed efficace strumento alternativo per la gestione delle vie aeree a bordo
dei mezzi d’emergenza.
Metodi impiegati: Si è proceduto alla revisione della letteratura internazionale utilizzando
MEDLINE, CINAHL, COCHRANE, RESUSCITATION utilizzando le
seguenti parole chiave: airway management, prehospital emergency care, nurse, laryngeal
tube, ambulance e incrociandole con la particella booleana AND.
Analisi e comparazione degli studi scientifici pubblicati.
Risultati e conclusioni: La revisione della letteratura comparando i tre presidi extraglottici
(maschera laringea vs combitube vs tubo laringeo) dimostra la superiorità per
potenzialità tecniche e ventilatorie del tubo laringeo.
L’utilizzo di questo dispositivo, permette all’infermiere, utilizzando uno strumento di
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maggiore efficacia e di più semplice gestione rispetto alla maschera facciale il miglioramento
dell’assistenza erogabile a soggetti che necessitano di una gestione avanzata
delle vie aeree e arricchire le abilità professionali dei professionisti coinvolti nell’emergenza
extraospedaliera.
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IL TEMPO SALVA LA VITA
M. Lagnose, M. Izzo,A.Tedesco, R. De Caro,A.E. Rossi
UOC Coordinamento Emergenze Sanitarie e 118 ASL Na 1: dir. Dott.A. E. Rossi
La morte cardiaca improvvisa è un evento naturale dovuto a cause cardiache, preceduto
da un’improvvisa perdita di coscienza, che si verifica entro un’ora dall’inizio della sintomatologia
acuta, in un soggetto con o senza cardiopatia nota preesistente, in cui
l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.
Talora preceduto da segni premonitori, l’evento si verifica nella maggioranza dei casi
come prima manifestazione della malattia coronarica. In caso di infarto miocardico
acuto (IMA), l’incidenza delle aritmie responsabili dell’Arresto Cardiaco (AC) è massima
durante le prime ore dall’insorgenza dei sintomi. Si stima che circa il 50% degli
infarti miocardici sia complicato da arresto cardiaco irreversibile.
L’AC è un fenomeno drammaticamente rilevante; si calcola che l’evento si verifica, in
ambiente extraospedaliero, in circa 1 persona su 1000 per anno (circa 55.000
eventi/anno soltanto in Italia); attualmente la percentuale di sopravvivenza dopoAC è
solo il 2-3%.
Il numero di decessi è di gran lunga superiore alle morti per carcinoma polmonare,
AIDS o incidenti stradali. Il 70-80% di tali eventi avviene nelle abitazioni private; circa
il 65 % degli arresti cardiaci avviene in presenza di testimoni.Dopo un arresto cardiaco
il tempo è cruciale: ogni minuto di ritardo nell’iniziare la rianimazione cardio polmonare
e/o somministrare la scarica elettrica riduce del 5-10 per cento le possibilità di
riavviare il cuore (Guidelines 2000).Un miglioramento nel tasso di sopravvivenza si ottiene
quando i testimoni del malore sono in grado di riconoscerne la gravità, dare subito
l’allarme e indicare correttamente i dati sulle condizioni del paziente che vengono
richiesti dalla centrale operativa. Il passo successivo è l’esecuzione, da parte dei testimoni,
di manovre di rianimazione cardiopolmonare utili a guadagnare tempo in attesa
dell’arrivo dei soccorsi; il terzo anello della catena della sopravvivenza dell’infartuato,
quello più critico, è la defibrillazione precoce poiché l’arresto del cuore determina,
molto spesso,una condizione di fibrillazione ventricolare (Caffrey 2002,Hiukuri 2001).
L’ultimo anello è il veloce trasporto in un centro specialistico di rianimazione. Descriviamo
di seguito un caso di arresto cardiaco avvenuto in presenza di testimoni tra
cui un medico che all’arrivo del team di soccorso sul posto lo esorta a non iniziare nessuna
manovra di rianimazione in quanto, ritenuta inutile. Ciò nonostante, il team di
soccorso valutato che erano passati dal momento dell’allertamento solo quattro minuti
inizia le manovre rianimatorie.
Il caso: Allertamento centrale operativa ore 1:47 per persona con riferita perdita di
coscienza in tangenziale svincolo Doganella, direzione Capodichino.Arrivo sul posto
alle ore1:50 Scena: presenza di testimoni al fatto, tra le quali persona qualificatasi medico,
macchine ferme mancanza di illuminazione.Vittima: persona di circa sessant’anni,
giacente supina e senza casco, in prossimità di una moto di grossa cilindrata posta sul
cavalletto.Il medico presente sul posto ci esorta a non effettuare alcuna tentativo di riaCongresso
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nimazione cardio polmonare, in quanto, per lui inutile. Ciò nonostante, il team si avvicina
alla vittima e rileva assenza di coscienza, assenza di circolo e polso carotideo. Il
sanitario congiuntamente al team effettua RCP, applicazione del DAE, posizionamento
maschera laringea collegata a ossigeno terapia con reservoir dodici lt/m. Si procede
come da protocollo operativo(farmacologico fino a che l’analisi del DAE riconosce
una FC defibrillabile all’incirca dopo sedici diciotto minuti) si continua come da protocollo
per una FV defibrillabile con cinque scariche alternate a RCP e terapia farmacologica.
Dopo all’incirca cinquanta minuti il monitor ci evidenzia la presenza di
un ritmo sinusale e ricomparsa del polso periferico si trasporta la vittima monitorizzata
e intubata con terapia infusiva in rianimazione al San Giovanni Bosco dove viene
fatta diagnosi di IMA massivo.Dopo circa venti giorni il paziente, identificato come
L.A. di anni cinquantadue viene trasferito in UTIC e in data 27/04/08 dimesso, senza
alcun danno celebrale, con restituito ad integrum delle funzioni vitali.
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LE EMERGENZE PEDIATRICHE NELLA CITTÀ DI NAPOLI:
CONSIDERAZIONI
M. Lagnose**,A.E. Rossi**, R. De Caro, G. Galano*
**UOC Coordinamento Emergenze Sanitarie e 118 ASL Na 1: dir. Dott.A.E. Rossi
* Centrale Operativa Territoriale città di Napoli: dir. Dott. G. Galano
Scopi: gli autori evidenziano la tipologia di interventi compiuti dalle equipe territoriali del
servizio 118 relativi alla fascia di età pediatrica 1371 su un totale di 54786 interventi effettuani
nella città di Napoli nel 2007.
Metodi: dati raccolti dalle schede di intervento 118, sul territorio della città di Napoli nella
fascia di età compresa tra 0 e 14 anni.
Risultati e conclusioni: Gli interventi del servizio di emergenze territoriali che avvengono
su pazienti di età compresa tra 0 e 14 anni rappresentano solo il 2.5% dei casi totali, questo
per l’abitudine dei familiari di trasportare con mezzi propri i pazienti pediatrici presso i
pronto soccorso cittadini.
Di questi il 25% sono trattati in loco il 16% rifiuta tramite i genitori il ricovero ospedaliero
il 59% è accompagnato in ospedale.
La grossa mole di interventi che si conclude senza l’ospedalizzazione è dovuta a due fattori:
1. l’alta medicalizzazione delle postazioni sulla città di Napoli
2. la non obiettiva urgenza/emergenza degli interventi su tale fascia di età.
Al contrario spesso ci si trova ad ospedalizzare pazienti under 14 per il solo fatto di non poter
abbandonare il minore trovandosi nel paradosso che il bambino può uscire di casa da solo ma
se interviene un servizio pubblico questi ne diventa responsabile sino all’affidamento ai genitori.
Relativamente alla tipologia di interventi
– il 4.5% è rappresentato da interventi cardiologica (tachicardie ed aritmie in maggioranza)
– il 4.5% interventi di natura pneumologici (asma nella quasi totalità dei casi)
– 56.8% interventi di traumatologia
– 20.4% interventi di natura neurologica (crisi convulsive febbrili ed epilettiche)
– 4.5% interventi di natura psichiatrica (stati d’ansia e agitazioni psicomotrie)
– 2.2% interventi di interesse gastroenterologico (dolori addominali e vomito)
– 2.2% interventi per sindromi metaboliche
– 4.5% interventi di diversa natura (febbre etc…)
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ONLY HANDS: MEGLIO DI NIENTE
M. Lagnose**,A.E. Rossi**, R. De Caro**, G. Galano*
**UOC Coordinamento Emergenze Sanitarie e 118 ASL Na 1:Dir dott.A.E.Rossi
*Centrale Operativa Territoriale città di Napoli AORN Cardarelli: Dir. G.Galano
Scopi: gli autori traggono spunto dai dati del registro delle rianimazioni effettuate sul territorio,
che sono risultate essere 480 nel periodo 1 gennaio 2006 – 31 dicembre 2007, per
una serie di considerazioni.
Metodi: analisi dei dati raccolti con il metodo Utstein nell’ambito delle attività del 118.
Risultati e conclusioni: I dati relativi alla rianimazione extraospedaliera e defibrillazione
territoriale effettuate da equipe medicalizzate del servizio Coordinamento Emergenza
e 118 della ASL Na 1 mostrano che:
il 31% degli arresti cardiocircolatori sono sottoposti a rianimazione
il restante 69% non è rianimato perché classificato come DNR (9.5% dei casi totali) o
come rianimazione considerata inutile (60% dei casi totali).
I casi defibrillati e defibrillabili rappresentano il 21.7% delle rianimazioni tentate, nella
quasi totalità dei casi il ritmo di presentazione dei casi defibrillabili è stato una FV.
Il 56.5% dei casi non defibrillabili ma sottoposti a RCP presentavo una asistolia al monitor
ECG, il rimanente 21.8% presentava altri ritmi (PEA, sconosciuti, altro).
Il 4% dei sottoposti a RCP e defibrillazione presenta un ROSC.
Le cause presunte degli ACC constatati sono: 80% cardio respiratoria, 6.8% traumatica/
annegamenti, 13.2% non cardiache/sconosciute.
Ben 86% degli arresti cardiaci sono testimoniati, solo il 7% da personale soccorritore.
Solo il 2.7% degli arresti cardiaci è sottoposto a RCP prima dell’arrivo del personale
soccorritore.
Se i dati relativi alla percentuale di casi resuscitati e la genesi dell’ACC sono in linea con
quelli internazionali, una evidente discrepanza con quelli statunitensi è la percentuale di
arresti cardio circolatori sottoposti a rianimazione prima dell’arrivo dei soccorritori, soprattutto
in considerazione del fatto che a fronte dell’86% di arresti testimoniati solo il
2-3% è sottoposto a RCP dalle persone presenti contro il 27-33% percentuale ritenuta
in senso assoluto anch’essa bassa;
Tale bassa incidenza produce un alto numero di rianimazioni non tentate infatti, spesso,
gli equipaggi, i cui interventi sono espletati nell’80% dei casi entro gli 8 minuti desistono
dalla rianimazione considerandola inutile “quod vitam et valitudinem”. Gli otto minuti,
infatti sono considerati dall’arrivo della chiamata all’equipe territoriale, quindi dopo la
preventiva chiamata alla Centrale operativa 118 e successivo smistamento, sino all’arrivo
“sul posto” indicato dall’utente ovvero quando la vittima non è stata ancora visitata, il
che significa che ragionevolmente tra l’evento arresto cardiaco e l’eventuale tentativo di
rianimazione sono passati almeno 12-15 minuti ovvero il tempo più che necessario affinché
avvengano danni neurologici irreversibili.
I recenti suggerimenti dell’AHA sull’utilità della semplice indicazione data ai presenti di
iniziare un massaggio cardiaco con semplici comandi quali porre le mani al centro del torace
ed iniziare le compressioni con frequenza di 100 al minuto facendo rientrare il torace
di 5 cm in attesa dei soccorritori professionali potrebbe aumentare sicuramente il
numero delle persone rianimate.
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INDAGINE RETROSPETTIVA SUI CODICI ROSSI NEL
PRONTO SOCCORSO DI MATERA
E. Ferri*, N. Casolaro**, G. Mastromarco***, C. Sinno***
*Infermiere 118 Matera ,** Coordinatore Infermieristico Rianimazione Matera,
***Pronto Soccorso Matera
Scopi: valutare l’incidenza e l’appropriatezza dell’attribuzione dei codici colori ed in
particolare dei codici
rossi.
Metodi: Indagine retrospettiva sull’attività svolta nell’anno 2007, presso il Pronto Soccorso
di Matera, analizzando i dati anamnestici, clinici, terapeutici dei pazienti accettati.
Risultati: Nel corso del 2007 furono attribuiti, dall’infermiere di triage, 305 codici
rossi (57%U; 43% D), pari all’1,02% dei 29653 accessi. L’attribuzione del codice rosso
fu confermata, dopo la valutazione clinica, le indagini e le terapie nel 90,16%. Il 9,84%
dei casi fu rinviato a domicilio. Il maggior numero dei codici rossi si ebbe nei mesi di
febbraio e marzo a causa dell’aumento delle patologie respiratorie e nei mesi di luglio
e agosto a causa dei traumi della strada e dei colpi di calore negli anziani. Il maggior
numero di codici rossi (40%) si ebbe nella fascia del mattino. Se rapportato in percentuale
al numero degli accessi per fascia oraria, il maggior numero si ebbe di notte. Il
69,83% dei pazienti aveva un’età superiore ai 60 anni. Il 38,69% dei pazienti, dopo il
trattamento iniziale in pronto soccorso, fu ricoverato in Rianimazione o in UTIC. Il
75,4% delle patologie furono a carico dell’apparato cardiovascolare,respiratorio e neurologico;
un 11,5% fu riconducibile a patologie traumatiche per lo più secondarie ad
incidenti stradali.
Conclusioni: Dall’indagine emerge come i codici rossi siano solo una piccola percentuale
di tutti gli accessi in pronto soccorso. I dati confermano quanto presente in
letteratura. Si sottolinea l’importanza del ruolo svolto dal sistema del 118 che ha trasportato
il 75% dei pazienti. Ancora elevato è il numero dei pazienti (24,59%) che
giunge in pronto soccorso senza nessuna assistenza e se si considera che la principale
causa di morte extraospedaliera è la fibrillazione ventricolare bisogna sviluppare campagne
informative che forniscono indicazioni sul corretto uso del 118 e delle patologie
che più di altre troverebbero giovamento dall’intervento dei mezzi dell’emergenza.
Fondamentale è la formazione degli infermieri addetti al triage per ridurre gli errori
nella attribuzione dei codici colori.
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WHAT VITAL SIGNS OR SCORES DO PREDICT
28-MORTALITY IN MET-PATIENTS?
G. Monti, L. Cabrini,V. Plumari, S. Colombo, G. Landoni, P. Beccaria,
S. Rutigliano
Dipartimento di Anestesia e Rianimazione, Istituto Scientifico San Raffaele Università
Vita-Salute, Milano
Aim of the study: In-hospital cardiac arrests are often preceded by the worsening of
clinical conditions lasting hours or days.Many authors have reported data about the
predictive role of specific vital signs (systolic blood pressure and heart rate, for example)
or scores. A timely treatment in the early phase of deterioration, detected by a
critical alteration in highly predictive parameters, could avoid further worsening.To our
knowledge, no study reported which parameters predict mortality after MET intervention.
We studied the 28-day mortality predictive properties of a wide array of parameters or
scores in critically ill patients assisted by the MET.
Methods: We prospectively recorded scores and vital signs during the first visit of
the MET (an anaesthesiologist) to all general wards critically ill patients and their 28-
day mortality, in a 2-month period in a single University Institute.Parameters recorded
were: systolic and diastolic blood pressure, heart rate, SaO2, pO2, pCO2, pH,
pO2/FiO2,GCS (all of these both at the beginning and at the end of the first visit of
the MET), age, SAPS II,Modified EarlyWarning Score (MEWS) and Nine Equivalents
of nursing manpower Score (NEMS).
Results and Conclusions: Seventy-four patients were enrolled. Six (8%) patients
were classified as DNAR ad were excluded from further analysis.For 11 (15%) patients
repeated phone calls failed to establish mortality and were excluded for analysis.Data
refers then to 57 (77%) patients. In 3 (5%) calls for cardiac arrest, vital signs were
recorded only if return of spontaneous circulation was obtained.
The only parameters that were associated with 28-days mortality were higher SAPS II,
lower pCO2, lower base excess and lower Glasgow Coma Scale at the beginning of the
MET first visit, and lower diastolic blood pressure, lower heart rate and lower GCS at
its end.
In conclusion, in our pilot study some parameters showed good predictive properties.
In larger, adequately powered studies, a specific 28-day or hospital “MET mortality
score” similar to SAPS II for ICU, could be created.However, given the heterogeneity
of general wards and Rapid Response Systems among hospitals, generalizability
could be a major problem.
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“NINE EQUIVALENTS OF NURSING MANPOWER SCORE”
DEI PAZIENTI ASSISTITI DAL MET. UN REPARTO
ORDINARIO NON È UNA ICU
A. Negro, L. Cabrini, G. Monti,V. Plumari, S. Colombo, G. Landoni,
M. Marazzi
Dipartimento di Anestesia e Rianimazione, Istituto Scientifico San Raffaele Università
Vita-Salute, Milano
Scopo dello studio: Il NEMS (Nine Equivalents of Nursing manpower Score) è
considerato un semplice ma affidabile indice del carico di lavoro infermieristico nelle
ICU.Una caratteristica essenziale delle ICU è un elevato rapporto infermiere/paziente,
compreso tra 1/1 e 1/2.Nei reparti di degenza ordinaria tale rapporto può essere anche
10 volte inferiore, con minori possibilità di assistenza ai pazienti critici eventualmente
presenti.
Scopo del presente studio è comparare i valori medi di NEMS dei pazienti assistiti dal
MET nei reparti di degenza con i valori medi delle ICU europee.
Metodi: Sono stati registrati prospetticamente i punteggi NEMS e la mortalità ospedaliera
dei pazienti assistiti dal MET (un anestesista) in reparti ordinari in un periodo
di 2 mesi in un singolo centro. Sono stati esclusi i pazienti giudicati DNAR o trattati
in Pronto Soccorso.
Risultati e Conclusioni: Il valore medio di NEMS è stato di 17±8,2; nei pazienti
sopravvissuti la media è stata di 16±7,6 vs una media di 19±9 nei deceduti. Il NEMS
medio nelle ICU europee è pari a 26±9,1.
La carenza di infermieri è un documentato fattore di rischio per eventi avversi severi.
Anche in presenza di un organico al completo, è possibile una carenza relativa qualora
i pazienti ricoverati presentino un grado di criticità tale da richiedere un’assistenza infermieristica
superiore a quella erogabile. Nel nostro studio i pazienti con outcome
sfavorevole avevano score non differenti dal NEMS medio europeo (p=0.1), diversamente
dai sopravvissuti (p<0.01).>
di NEMS siano un fattore di rischio; è però preoccupante riscontrare valori
analoghi a quelli di una ICU in un vasto gruppo di pazienti assisti in reparti ordinari.
Difficilmente l’assistenza infermieristica può essere stata adeguata alle necessità di questi
pazienti; inoltre, tali picchi nel carico di lavoro in singoli pazienti possono aver creato
ripercussioni anche sul più ampio numero di pazienti non critici del reparto.
In conclusione, pazienti critici assistiti dal MET in reparti ordinari possono presentare
valori di NEMS elevati.Devono essere ricercati e implementati strumenti per integrare
l’assistenza infermieristica dei reparti in presenza di pazienti ad elevata complessità.
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16 Poster 46
GESTIONE INFERMIERISTICA PER SEVERA IPOKALIEMIA
(1,5 mmol/L) DA TIMOMA
S. Cogo
Dipartimento di Emergenza AOSMA di Pordenone
Il 23 marzo 2007 si presenta in Pronto Soccorso S.E. di 34 anni per parestesie, eloquio
impastato e sudorazione.
Al laboratorio riscontro di severa ipokaliemia.Quindi ricoverata presso l’unità di Medicina
d’Urgenza.
Gli obiettivi assistenziali vertono sulla gestione di:
– paura (persona giovane precedentemente trattata per neoplasia tiroidea)
– spostamento della mente dal processo patologico tramite musicoterapica, teatralità,
letture…
– informazioni accurate inerenti ogni singola evoluzione e/o accertamento
– riduzione degli eventi stressanti (monitoraggio, devices …)
– monitoraggio cardiaco appropriato (iniziale ritmo giunzionale)
– monitoraggio multiparametrico
– ipertensione
– iperglicemia
– ipossiemia
– applicazione/gestione di devices
– arteria per esecuzione prelievi e monitoraggio EGA (alcalosi metabolica ed
iperlattacidemia)
– accesso venoso 12 G per infusione di potassio
– rapido riconoscimento di flebiti
– idonea esecuzione degli esami diagnostici e di laboratorio
– monitoraggio bilancio idro-elettrolitico
– dieta iperkaliemica e iposodica
– rapporti con consulenti (neurologo, rianimatore, cardiologo, endocrinologo)
– trasferimento e contatti con ospedale di altra Regione per idoneo studio: alla fine
si evidenzierà timoma.
L’aritmia risoltasi al raggiungimento del valore di 2 di K+ (molto difficoltoso il mantenimento
di tale valore).
Tutt’ora vengono mantenuti contatti con l’utente la quale, dopo l’intervento chirurgico,
conserva un buon stato di salute.
Ricorda con grande gioia il periodo in cui è stata ricoverata da noi a differenza degli
altri reparti per la serenità trasmessa anche nei momenti in cui era ad alto rischio di vita.
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IRC
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47
TORSIONE DI PUNTA IN TERAPIA CON METADONE:
GESTIONE INFERMIERISTICA
M. Bianco, S. Cogo, K. Martinuzzi
F. Moscariello, Resp. Dipartimento di Emergenza AOSMA di Pordenone
G.M. 42 anni nel marzo 2008 giunge in Pronto soccorso, trasportato dal 118, per un
quadro di coma in soggetto cirrotico portatore di HCV ed HIV in terapia con metadone.
L’assenza di posti in neurologia ed in astanteria del D.E., ha richiesto il monitoraggio
multiparametrico in Medicina d’Urgenza.
Nel periodo di osservazione, al monitor compaiono ripetuti RUN di torsione di punta
non sostenuta.
Obiettivi assistenziali:
– prevenzione encefalopatia porto sistemica
– monitoraggio neurologico
– monitoraggio ammoniemia
– monitoraggio funzionalità intestinale
– gestione dell’ansia
– mantenimento pervietà vie aeree ed idonea ossigenazione
– monitoraggio elettrocardiografico continuo
– attuazione protocolli ACLS in caso di arresto cardiaco
– monitoraggio multiparametrico
– monitoraggio ionemia
– applicazione/gestione di devices
– gestione delle infusioni/farmaci antiaritmici
– monitoraggio bilancio idro-elettrolitico
– gestione rapporti con consulenti.
Nel periodo di degenza si è approfondita la ricerca sull’interazione del metadone con
l’attività elettrica cardiaca. In letteratura sono riportati dei casi di tale situazione per cui
si è iniziato a scalare il dosaggio giornaliero del metadone.
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MORTE IMPROVVISA IN GRAVIDA DI 40 SETTIMANE
N. Mezzapesa*, M.Trupo**, C. Sinno***
*Medico 118 Matera, **Infermiere 118, ***Pronto Soccorso Matera
Case report: 31-12-2007 ore 4.13 la C.O. ci allerta con un KC9R, perdita di coscienza
in donna gravida a termine.Al nostro arrivo,dopo 10’, paziente in “ACR non
testimoniato”. Si procede con 2’ di RCP e successiva analisi del ritmo; al monitor:
Asistolia. Si continua RCP; assicurato accesso venoso si somministra Adrenalina 1 mg.
ogni 5’ e Atropina 3 mg. in bolo. Durante la RCP la ventilazione risulta difficoltosa.
Dall’anamnesi emerge che la donna si è alzata durante la notte e dopo un colpo di
tosse ha perso conoscenza.Anamnesi remota: lieve rialzo pressorio durante l’ultimo
trimestre della gravidanza, nessuna terapia farmacologia in atto ,nessuna allergia, non
altri fattori di rischio noti. Esame obiettivo: marezzatura a mantellina , nulla a carico
del torace, addome proporzionale all’epoca gestazionale, edemi declivi. Si escludono le
4T, si escludono parzialmente le 4I, in quanto permane enorme difficoltà a ventilare
(si tenta più volte la IOT senza successo). Dopo 70’ di RCP, in accordo con le linee
guida ALS, si sospendono le manovre rianimatorie e si constata il decesso. Non essendo
riusciti a formulare una diagnosi sulla causa di morte, si chiede esame autoptico
il cui risultato è: rottura di aneurisma di aorta ascendente e tamponamento cardiaco.
Scopi: Stabilire se gli operatori sanitari avrebbero potuto predire accuratamente la
diagnosi con gli elementi a disposizione, se avrebbero potuto modificare il loro comportamento
durante RCP e se ci sarebbe stata qualche possibilità di sopravvivenza per
la madre e il feto.
Metodi: Debriefing con lettura e commento del clinico.Ricerca nella letteratura su
banca dati med-line pubmed: parole chiave “aortic dissection AND pregnancy”,“aortic
dissection AND cardiac tamponade during pregnancy”. Siti consultati: IRAD, Interscience,
Evidence Based medicine Reviews, National Guidelines Clearinghuse,
American College of Emergency Physicians, European Society of Cardiology Task
Force on Aortic Dissection.
Discussione e conclusioni: La maggior parte della letteratura illustra casi di dissecazione
in gravide con collagenopatie. Studi su tamponamento cardiaco da rottura di
aneurisma aortico sono rarissimi; per lo più retrospettivi su un numero limitato di soggetti,
moltissimi sono case report; unico studio retrospettivo con un numero elevato di
soggetti si occupa esclusivamente della rottura aortica e conseguente arresto cardiaco .
Le dissezioni accorse in donne gravide che hanno un’anamnesi patologica negativa
sono molto rare.Controverso in questi casi il ruolo della la gravidanza.Un’ipotesi focalizza
l’attenzione sul ruolo degli estrogeni e della proteina Relaxina sulla omeostasi
della matrice extracellulare che può alterare l’integrità strutturale dell’aorta promuovendo
il suo rimodellamento rendendola più suscettibile al danno durante la gravidanza.
Gli operatori sanitari in questo caso avrebbero potuto predire accuratamente la
diagnosi con gli elementi a disposizione? Avrebbero potuto modificare il loro comportamento
durante RCP? C’era qualche possibilità di sopravvivenza per madre e feto?
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La dissezione acuta dell’aorta ascendente con successivo tamponamento cardiaco è un
evento raro con prognosi infausta e mortalità tempo-dipendente. È noto il ruolo giocato
dalle collagenopatie nella dissecazione, frequente è in questo caso il riscontro di
dissecazione in donne di età inferiore a 40 anni, di queste almeno il 50% dei casi va incontro
a morte improvvisa durante gravidanza. Nel nostro caso l’esame obiettivo era
negativo: assenza di turgore delle giugulari e di altri segni di tamponamento. Nell’anamnesi
nessun fattore di rischio.Tutto ciò non poteva permettere in condizioni di
emergenza una accurata diagnosi ,e nel caso in cui il sospetto diagnostico fosse stato
formulato, ci sono studi contraddittori circa l’efficacia della pericardiocentesi. D’altronde
la giovane donna in arresto da più di 10’, (Asistolia al monitor con probabile
anossia cerebrale irreversibile senza RCP) non si sarebbe comunque giovata di una pericardiocentesi.
Una probabile ripresa del ritmo e della perfusione non avrebbe garantito
la sua integrità neuronale, per cui risulta difficile esprimere un giudizio positivo
sull’eventuale prognosi.
Si poteva migliorare la prognosi del bambino? Si è ritenuto che non c’erano i tempi
tecnici per procedere ad un cesareo in emergenza (5’ dall’ arresto: secondo le linee
guida ALS),ma il giudizio se è difficile dal punto di vista medico legale, lo è ancor di
più dal punto di vista etico e umano. Alla luce di questo caso risulta indispensabile
sempre e comunque mantenere un alto indice di sospetto clinico.
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ESPERIENZA DI RIANIMAZIONE CARDIO POLMONARE DI
BASE IN STUDENTI SORDOMUTI DI UNA SCUOLA MEDIA
INFERIORE
M. Mazzone, L. De Cave Lozzi
Medicina d’Urgenza Palestrina, istruttori BLSD IRC
Obiettivo: verificare eventuali difficoltà nell’apprendimento e valutare se tali difficoltà
fossero a carico di uno o più dei 4 steps didattici della metodologia IRC; valutare l’apprendimento
delle tecniche di RCP anche facendo realizzare agli studenti una rappresentazione
grafica delle tecniche di RCP insegnate.
Abbiamo arruolato 20 studenti di età compresa fra 13 e 17 anni, della Scuola Media
Statale Specializzata per Sordi di Roma, di cui 12 maschi e 8 femmine.
Abbiamo, in accordo con gli insegnanti della suddetta scuola, inserito la formazione in
Rianimazione Cardio Polmonare di base nel progetto educativo scolastico dell’anno
2008 per un totale di 6 ore. La parte teorica di circa 45 minuti è stata svolta con l’ausilio
dell’assistente alla comunicazione utilizzando 1/3 delle diapositive e cioè quelle
sulle circostanze di inizio e sulla sequenza del BLS.
Poi, con i manichini, ci siamo divisi in 4 gruppi per l’addestramento seguendo la metodologia
didattica IRC.
Durante la fase di addestramento abbiamo notato che, nella sequenza del BLS, la valutazione
dello stato di coscienza e la successiva chiamata di aiuto non venivano mai tralasciate
fin dall’inizio, a differenza di quanto verificato in altri corsi, anche per sanitari,
dove tale concetto a volte doveva essere stressato.
La difficoltà maggiore è stata rilevata nella tecnica della ventilazione in quanto non
riuscivano a coordinare le manovre di iperestensione del capo, la chiusura delle narici,
l’insufflazione e il controllo visivo dell’espansione del torace. Su tale criticità siamo
tornati più volte senza ottenere seppur un minimo miglioramento, deducendo che
anche se avessimo utilizzato più tempo per tale tecnica non avremmo ottenuto risultati
soddisfacenti; pertanto anche in relazione alla scarsa importanza delle ventilazioni
nella RCP per laici, abbiamo preferito soprassedere per dedicare più tempo alla tecnica
del massaggio. Su tale tecnica non abbiamo trovato difficoltà nell’individuare il
punto di repere ed abbiamo ottenuto un risultato sufficiente per quanto riguarda le
compressioni ed il rilasciamento del torace.
La verifica finale è stata effettuata anche facendo realizzare agli studenti una rappresentazione
grafica della sequenza del BLS utilizzando il linguaggio dei segni.Tale cartellone
sarà allegato e portato in visione.
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20 Poster
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RCP IN PAZIENTE MASCHIO DI 23 ANNI CON IMA:
CASE REPORT
M.Andreis
Capitano Aeronautica Militare Italiana Sesto Stormo di Ghedi (BS)
Il Servizio Sanitario dell’Aeronautica Militare deve assicurare assistenza sanitaria a tutto
il Personale Militare e civile dipendente. Per questo il Centro Addestramento Sanitario
Professionale di Roma, organizza corsi mirati al trattamento del paziente critico.
Alcuni Reparti, come il Sesto Stormo di Ghedi, hanno un accordo con centri di eccellenza
della Sanità civile per perfezionare la formazione mediante l’attività presso i
Servizi 118.
I militari in servizio all’arruolamento vengono sottoposti a visite mediche (comprendenti
indagini cardiologiche), differenziate a seconda della mansione svolta. Per alcune
categorie sono previste visite periodiche, con tipologia e periodicità variabili.Per questo
motivo e poichè i militari sono in età lavorativa, la nostra popolazione è da considerarsi
mediamente sana.
Un militare addetto alla vigilanza,maschio, 23 anni, apparentemente sano, sovrappeso,
fumatore, accusava dolore toracico e sudorazione algida e perdeva conoscenza dopo attività
sportiva. I sanitari, recatisi in quattro minuti sul luogo dell’evento con ambulanza
ALS, trovavano il paziente supino , cianotico, in gasping respiratorio.
Il team di intervento(medico e due infermieri), praticava la RCP secondo le linee
guida ILCOR 2005 ed erogava quattro scariche con DAE.Alla 2° scarica riprendeva
l’attività elettrica ritmica, persa nuovamente e finalmente recuperata dopo altre due
scariche.Nel frattempo, arrivava l’eliambulanza allertata in fase precoce.
Il paziente intubato e trasferito in ospedale evidenziava alla coronarografia un trombo
ostruente nel ramo interventricolare anteriore della coronaria sinistra, pochi millimetri
a valle della biforcazione con la circonflessa.
Disostruito, il paziente veniva trasferito in rianimazione e dopo due giorni in UTIC.
Dopo trentacinque giorni di ricovero (reparto di cardiologia e malattie infettive), veniva
dimesso con diagnosi di polmonite ab ingestis conseguente a coma post anossico
secondario a IMA.
Gli accertamenti per investigare sull’eziologia del trombo sono risultati negativi; coagulopatie,
dislipidemie, uso di droghe compatibili con la formazione del trombo sono
state escluse.
Il militare non ha subito danno neurologico e non è stata necessaria riabilitazione post
ricovero.
In conclusione questo episodio evidenzia maggiormente la necessità di formare il personale
sanitario e di proseguire l’addestramento interfacciandosi con le realtà sanitarie
civili.
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PROFESSIONALITÀ EROGATA E PROFESSIONALITÀ
PERCEPITA DURANTE MANOVRE RCP
D. Lovisa, P. Perazzolo, C. Romanzin, E. Franceschino
A.O. Santa Maria degli Angeli, Pordenone
L’arresto cardiaco è un’evenienza improvvisa, spesso imprevista. Colui che ne è testimone
rimane inizialmente incredulo, spaventato, impietrito.. L’operatore di centrale
118 si trova a dover “guidare” l’utente per avere le notizie necessarieAlle indicazioni
offerte dall’operatore sulle manovre di RCP in attesa dell’ambulanza, la reazione è difforme..
L’adozione dei protocolli di intervento e le loro revisioni hanno portato a modificare
progressivamente le prestazioni sanitarie sui vari scenari in cui si è chiamati ad operare.
Nasce l’esigenza di quantificare il rapporto tra “professionalità erogata” e “professionalità
percepita”. Si è deciso di attuare una intervista telefonica riguardante un argomento
particolarmente delicato anche sotto il profilo emotivo quale l’ACR.
Metodo: Oggetto della ricerca sono casi di ACR verificatasi nelle abitazioni o nelle
vicinanze
Il questionario è rivolto ai familiari che:
1 sono stati testimoni
2 hanno allertato i soccorsi
3 hanno assistito alle manovre rianimatorie
Non sono stati presi in considerazione:
1 i casi di ACR non rianimati
2 gravi traumatismi della strada e luoghi di lavoro
3 gli eventi verificatisi RSA - case di riposo.
Al fine di evitare un colloquio telefonico troppo precoce rispetto al momento in cui
si è verificato l’evento, è stato proposto di contattare gli utenti dopo 3-6 mesi
dall’evento.
Per l’indagine è stato utilizzato un questionario elaborato e condotto dagli Infermieri
che hanno partecipato allo studio PACS .
Il questionario è stato suddiviso in due parti:nella prima vengono presentate tredici domande
chiuse strutturate in modo da formare risposte semplici (SI/NO); la seconda
prevede lo spazio per commenti e problemi riscontrati durante l’intervento.E’ stata
scelta la modalità dell’intervista telefonica perchè rapida e pratica per la raccolta dati.
Prima di iniziare ogni intervista, è stata riesaminata la documentazione del caso.Abbiamo
effettuato 114 interviste su 247 pazienti rianimati nel corso dello studio PACS
2003.
Le domande
1 Aveva già conoscenze riguardo l’arresto cardiaco? La maggior parte non ha conoscenze
sull’ACR. (si = 20/ no = 87)
Congresso
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2 Aveva già conoscenze riguardo le manovre di rianimazione cardio-polmonare? (si =
22/no =85)
3 Ha chiamato subito il 118?
4 Ha capito subito la gravità della situazione?
La maggior parte riconosce rapidamente la gravità della situazione e altrettanto rapidamente
allerta il soccorso.
(si = 94 / no = 15).
5 Secondo Lei l’infermiere del 118 l’ha aiutata a fornire i dati necessari all’arrivo dei
soccorsi? (si = 96)
6 Si sentiva in “ mani sicure” durante il colloquio telefonico? (si =97)
7 Le sono state fornite indicazioni per l’esecuzione di manovre rianimatorie in attesa
dell’ambulanza?(si = 9).
8 le indicazioni fornite dall’infermiere erano chiare ed utili?
9 Ha eseguito le manovre che le sono state consigliate?
Delle 9 persone edotte solo 5 hanno eseguito le istruzioni, 2 non se la sono sentita,
2 hanno fatto fare ad altri.
10 All’arrivo dell’ambulanza è riuscito a riconoscere facilmente i ruoli dei vari operatori?
(autista, infermiere)?
(no = 96)
11 il personale dell’ambulanza le è sembrato competente nell’esecuzione delle varie
manovre?(si = 81)
12 L’infermiere dell’ambulanza le ha fornito informazioni riguardo la situazione del
suo parente e alle manovre che stava eseguendo?
13 Le informazioni che le ha fornito erano chiare ed esaustive? (si = 57 no = 43)
Nella seconda parte dell’intervista la maggior parte dei commenti erano rivolti al
118, alla sanità in generale.
Conclusioni: Le difficoltà incontrate erano legate alla delicatezza dell’argomento alcune
persone hanno rifiutato l’intervista; non sempre la persona che ha telefonato al
118 era testimone dell’ACR;molti numeri di telefono erano disattivati o errati.
Si tratta ora di prender atto dei punti di caduta del sistema ed impegnarci per ottenere
un miglioramento .
È emerso che nella maggior parte delle situazioni l’infermiere è individuato come un
professionista competente e corretto nelle relazioni che attua. Si è evidenziata una comunicazione
carente relativa alle condizioni del paziente e all’evento che lo ha colpito,
sopratutto nei casi in cui le risorse erano scarse e lo scenario complesso.
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22 Poster 54
STUDIO DI FATTIBILITÀ DI UNA SEQUENZA RCP
“INTERMEDIATE” SU SIMULATORE
(ALS simulator®, Laerdal)
C. Serantoni*, M. Reggiani**, M. Plati***, M. Campisi*, C. Scorcioni*,
A. Sala*, P. Doneddu*, P. Orlando*, S. Rioli*
*CO118 Modena Soccorso, **Pronto Soccorso NOCSAE,
***Anestesia e Rianimazione Osp. diVignola,AUSL di Modena
Premessa: Il sistema 118 Modena Soccorso è organizzato nell’area urbana e periurbana
secondo una strategia dual response (automedica + ambulanza con infermiere
ILS).E’ stato calcolato che in buona parte degli eventi critici il ritardo dell’automedica
sia stimabile in 3-7 minuti. In caso di ACR, l’equipe infermiere-autista si trova a gestire
autonomamente i primi cruciali minuti.
Da un questionario somministrato a 70 infermieri e 50 autisti è emerso che le fasi ritenute
più critiche sono la ventilazione del paziente e la necessità di sospendere le
CTE per reperire accesso venoso e somministrare farmaci.
Scopo: Verificare la possibilità di istituire una sequenza a 2 operatori che preveda,
dopo la prima analisi, l’introduzione del tubo laringeo (TL) da parte dell’infermiere, la
successiva esecuzione di CTE-ventilazioni da parte del solo autista e, dopo la seconda
analisi, reperimento di un accesso venoso e somministrazione di farmaci da parte dell’infermiere.
Metodo: Istruite sulla procedura, 35 equipe infermiere-autista si sono cimentate nell’applicazione
della sequenza su simulatore (ALS simulator, Laerdal). Analisi: cicli
CTE-ventilazione; tempi hands-off; n° tentativi per posizionamentoTL; tempi/tentativi
reperimento accesso venoso; erogazione shock.
Risultati: Sono stati utilizzati i report prodotti dal simulatore con evidenza temporale
degli eventi principali (TL, vena, adrenalina) inseriti dall’istruttore e uno skill dedicato.
Al termine del training abbiamo riscontrato:
rispetto dei tempi CTE-ventilazione-analisi
inserimentoTL al 1° tentativo nel 90% dei casi, al 2° nel 10%
durante l’inserimentoTL: abolizione di 1 ciclo di ventilazioni nel 30% dei casi, di 2 cicli
nel 10%; nessuna interferenza nel 60%
reperimento accesso venoso: 100% dei casi tra la 2° e 3° analisi
somministrazione adrenalina: 100% dei casi prima del 3° shock
nessuna interferenza con l’erogazione degli shock
periodi hands-off non significativi
Conclusioni: Sulla base di quanto sopra Modena Soccorso ha iniziato una sperimentazione
sul territorio con incoraggianti risultati iniziali.
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ST.E.M.I. NETWORK AZIENDA USL DI BOLOGNA
C. Picoco, L. Capucci, R. Faccioli, G. Gordini
U.O. Rianimazione-118, Ospedale Maggiore - AUSL di Bologna
Background/obiettivi: Tempestiva diagnosi, protocolli terapeutici condivisi e rapido
accesso alla PCI condizionano favorevolmente la prognosi del pz con SCA.Anticipazione
del momento decisionale e percorso “fast” verso il laboratorio di
emodinamica sono possibili in presenza di 1) ECG al primo contatto con il paziente;
2) lettura dell’ECG da parte di chi rileva la sintomatologia e del cardiologo 3) STEMI
Network secondo un modello Hub & Spoke che integri Sistema di Emergenza Territoriale,
Pronto Soccorso ospedalieri,UTIC e laboratori di emodinamica (fortemente
accentrati per garantire elevati volumi di attività ed elevate performances).
A partire dal 2003 nellaAUSL di Bologna è stata realizzata una rete telecardiologica per
il conseguimento di tali obiettivi.
Questo lavoro si propone la verifica di tale rete.
Metodi e materiali: La rete tele cardiologica, inizialmente nata in alcune aree aziendali
da una collaborazione tra cardiologi e 118, nell’ambito del progetto PrImaRER,
copre oggi l’intero territorio della AUSL di Bologna ad esclusione del comprensorio
di Imola, e serve una popolazione di 846.000 residenti.L’attuale rete di teletrasmissione
utilizza come strumento di acquisizione e trasmissione il monitor Lifepack12/Medtronic,
presente su tutti i mezzi ILS e ALS territoriali, dotato di modem e SIM integrati(
globetrotter). Il tracciato inviato giunge ad un server che in automatico lo inoltra
alle UTIC con funzioni di Hub.
Attraverso questo sistema vengono inviati oltre ai tracciati con IMA-STEMI anche
quelli in cui la clinica associata alle anomalie elettrocardiografiche NSTEMI indichi il
sospetto di una sindrome coronarica acuta eleggibile alla PCI. Sulla base di protocolli
condivisi i pazienti eleggibili seguono un percorso “fast” con accesso diretto al laboratorio
di emodinamica.
Gli indicatori scelti al fine di misurare le performances della rete per il 2007 sono:
1 numero di ECG eseguiti e tracciati STEMI teletrasmessi;
2 accessi diretti UTIC
3 tempo medio ECG/UTIC
4 anticipo medio(UTIC vs PS)
5 % di STEMI eleggibili alla PCI intercettati dal 118 sul totale
6 Trend di mortalità per SCA
Risultati/conclusioni:
– i tracciati elettrocardiografici eseguiti dai mezzi di soccorso nel 2007 sono stati
(3176)
– ECG trasmessi nello stesso periodo (STEMI o dubbi) sono stati (588)
– Gli accessi diretti in UTIC sono stati (260)
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Poster 56
– Il tempo medio dalla effettuazione ecg all’arrivo in UTIC è stato di (40’)
– Anticipo medio PCI (accesso in UTIC vs PS) (23’)
– % STEMI intercettati da 118 e stata del (30%)
– La mortalità generale per IMA è stata del 12.3% vs 17.0% nel 2003
Gli indicatori scelti illustrano una buona performance della rete tele cardiologica della
AUSL di Bologna, in relazione ai tempi di accesso diretto in emodinamica. I risultati
ottenuti suggeriscono inoltre la adozione di strategie comunicative al fine di aumentare
il numero di pazienti con sintomi di SCA che attivano il sistema 118 con conseguente
riduzione dei tempi di diagnosi e terapia.
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SINDROME CORONARICA ACUTA:
LA M.A.N.O. DELL’INFERMIERE
L. Capucci, C. Picoco, R. Faccioli, G. Gordini
U.O. Rianimazione-118 Osp. Maggiore AUSL di Bologna
Background/obiettivo: La patologia cardiaca è una patologia tempo dipendente,
pur nel rispetto delle manovre di supporto ed assistenza da applicare all’utente, la riduzione
dell’intervallo libero da terapia, la contrazione dei tempi complessivi del soccorso
rimangono di fondamentale importanza per l’outcome del paziente.
All’interno dell’attuazione del progetto PRIMARER iniziato nel 2003 nell’area “BOLOGNA
CITTÀ e dei comuni della prima cintura periferica, secondo un modello
Hub and Spoke, con la teletrasmissione dell’ECG con STEMI e l’invio diretto del paziente
eleggibile, dal territorio alla sede del trattamento di rivascolarizzazione (l’UTIC
per la trombolisi e il Laboratorio di Emodinamica per l’angioplastica) saltando il Pronto
Soccorso, alla componente infermieristica viene assegnato un ruolo di screening dei
tracciati ECG e di gestione autonoma del paziente con sindrome coronarica acuta con
ECG-NSTEMI con la somministrazione della terapia mediante il protocolloM.A.N.O.
(Morfina, ASA, Nitrato, Ossigeno) e attivazione dell’automedica in caso di ECGSTEMI
o paziente in scompenso emodinamico.
Il progetto è operativo da Febbraio 2006 e si inserisce in un sistema di emergenza territoriale
organizzato con ambulanze con equipe BLSD con equipe ILS e Automediche
con Infermiere e Medico a bordo.
Il progetto PRIMARER attualmente è attivo su tutto il territorio provinciale di Bologna.
Metodi e Materiali: Il progetto è normato da una procedura condivisa dal sistema
dipartimentale, al suo interno contiene il protocollo terapeutico M.A.N.O. frutto della
condivisione con i cardiologi delle UTIC che fungono da Hub.
Il percorso formativo rivolto agli Infermieri è stato ideato, realizzato e gestito interamente
all’interno del servizio, nel programma del progetto formativo ECM 2005, è
stato realizzato un modulo didattico di otto ore così articolato:
• Fisiopatologia della sindrome coronarica acuta e inquadramento dei quadri clinici
• Lettura ed interpretazione del tracciato ECG e sessioni interattive di esercitazione
•Terapia della SCA con focalizzazione sul protocollo M.A.N.O.
• Sessioni interattive di gestione simulata mediante casi clinici
Il processo ha interessato globalmente 262 operatori infermieristici, dipendenti dell’azienda
USL e degli enti convenzionati, Fondazione CATIS e CRI.
Per il sistema di raccolta dati e verifica di qualità, è stato realizzato un database informatico
sulla base della scheda di missione in uso ai mezzi infermieristici, e l’archiviazione
anch’essa informatizzata, di tutti gli ECG effettuati.
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Poster 58
Contestualmente si sono reperite le risorse strumentali necessarie per la realizzazione
e trasmissione dei tracciati dal territorio dotando tutti i mezzi con personale infermieristico
di Lifepak 12 con sistema di trasmissione GSM.
Risultati/conclusioni: Nel biennio 2006/2007 sono stati attuati 158 protocolli terapeutici
M.A.N.O..
Nello stesso periodo 13 pazienti con IMA sono stati “centralizzati” in UTIC dal solo
mezzo infermieristico.
La possibilità di poter contare su operatori con elevata specializzazione in grado di ridurre
l’intervallo libero da diagnosi e terapia e la possibilità di mantenere il percorso
di ospedalizzazione “fast” anche in caso di temporanea saturazione del sistema, ha contribuito
alla riduzione della mortalità generale per SCA osservata del 27,6%.
L’attuazione del progetto inoltre si è dimostrato efficace per:
- aumento della qualità del servizio offerto al cittadino
- acquisizione di ulteriori competenze e abilità della componente infermieristica
- ottimizzazione delle diverse risorse professionali presenti nel sistema.
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25 Poster
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IL CONSUMO DI OSSIGENO NELL’ESECUTORE B.L.S.D.
CON LE SEQUENZE 15:2 E 30:2 : PRIME OSSERVAZIONI
P. Basili, L. Bucci,V. Vano, G. Novelli
Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione, 2a Facoltà di Medicina e
Chirurgia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Direttore Prof. G. Pinto
Durante i corsi B.L.S.D. abbiamo notato che molti degli allievi al termine delle manovre
di R.C.P. effettuate con la nuova sequenza 30:2 risultavano evidentemente affaticati
e certamente in misura maggiore rispetto agli anni precedenti in cui veniva
eseguita la sequenza 15:2.
Con l’obiettivo di individuare possibili situazioni di disagio fisico per gli allievi provider
B.L.S.D. tali da compromettere la loro prestazione di soccorso o il loro stesso benessere
abbiamo preso in considerazione come indicatore della fatica e dell’impegno
cardiovascolare e muscolare la frequenza cardiaca e il corrispondente consumo di ossigeno
(VO2).
Abbiamo misurato in 20 volontari sani di età compresa tra i 23 e i 25 anni la frequenza
cardiaca basale e dopo la sequenza R.C.P. 15:2 della durata di 2 minuti e dopo la sequenza
R.C.P. 30:2 della stessa durata. Il consumo di ossigeno dopo le due sequenze
è stato espresso percentuale rispetto al massimo previsto per l’età (=100%).
I risultati dimostrano una frequenza cardiaca basale media di 82,70 ± 17,91 b/min che
aumenta a 113,11 ± 12,19 b/min conVO2 41% dopo la sequenza 15:2 e dopo la sequenza
30: 2 arriva a 119,65 ± 13,75 b/min conVO2 49%.Nonostante l’omogeneità
dell’età dei soggetti studiati, la significatività statistica è limitata dall’ampia variabilità
della frequenza cardiaca di base.
Bibliografia:
American College of Sports Medicine:Guidelines forTesting and Prescription. 4th ed. Philadelphia,
Lea e Febinger 1991.
Resuscitation 2005; 67, suppl 1:S 39-86.
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L’INSUFFICIENZA RESPIRATORIA ACUTA
NELL’EMERGENZA EXTRAOSPEDALIERA.
DALL’OSSIGENOTERAPIA ALLA CPAP, DALLA GESTIONE
ALS A QUELLA ILS
L. Capucci, C. Coniglio, G. Desiderio, B. Iarussi, M. Menarini, C. Picoco,
G. Gordini
U.O. Rianimazione-118 Osp. Maggiore AUSL di Bologna
Background/obiettivi: I moderni sistemi di soccorso sanitario extraospedaliero nel
corso della loro evoluzione hanno consentito di dimostrare l’importanza di iniziare un
trattamento qualificato già sul territorio. La definizione di percorsi diagnostico-terapeutici
consente di compiere un salto di qualità dal semplice “carica e corri” alla terapia
definitiva.L’utilizzo della CPAP, come ulteriore sviluppo della Ossigenoterapia, già
sul territorio, ed il suo proseguimento nel dipartimento d’emergenza, vanno intesi
come paradigma di un intervento pre-ospedaliero efficace e razionale.
Obiettivo di questo lavoro estendere ed integrare la tecnica NIV alla componente ILS.
Metodi e materiali:
ATTUALE TECNOLOGIA CPAP
Il supporto respiratorio non invasivo in ambulanza viene assicurato con un generatore
di alto flusso per terapia CPAP. Esso, lavorando sul principio diVenturi, fornisce un
elevato valore di flusso di aria ed ossigeno necessario per una adeguata terapia CPAP.
La semplicità e la leggerezza ne consentono un agevole utilizzo in ambito extraospedaliero,
seppure vincolata alla competenzaALS e alla applicabilità solo sul mezzo di soccorso.
INTEGRAZIONE TECNOLOGICA GIÀ DISPONIBILE
Il supporto respiratorio non invasivo viene assicurato con un dispositivo che sfrutta il
principio di Bernoulli per trasformare in pressione la velocità dei gas in ingresso (SISTEMA
BOUSSIGNAC) .La miscela aria-ossigeno immessa nel dispositivo per CPAP,
generando una turbolenza, crea un “diaframma virtuale” paragonabile ad una valvola
PEEP il cui valore è flusso-dipendente. Il sistema di Boussignac, necessita di una normale
bombola da trasporto come fonte di Ossigeno e la sua trainabilità rende possibile
la somministrazione della CPAP fin dalla fase domiciliare.
RISULTATI/CONCLUSIONI: Nel 2007 nella area Città dell’AUSL di Bologna:
– 265 CPAP su pazienti con IRA da ALS
– 45 ulteriori casi di IRA con mezzo ALS non è stato disponibile
– 136 volte il mezzo ILS è intervenuto prima dell’ALS con un ritardo medio della
CPAP di 10’
– nessuna CPAP è stata somministrata al letto del paziente
– giornate medie di degenza per i pazienti trattati di 9.5 vs 13.6 epoca preCPAP.
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I valori emogasanalitici dimostrano un rapido onset.
Si può quindi affermare che in un sistema dove i numeri sono elevati c’è la necessità
della razionalizzazione delle risorse e, quindi, la modulazione della risposta. I dati confermano
che la prima risposta, nella maggior parte dei casi, è quella ILS.Attraverso la
implementazione della modalità della risposta ILS si ottiene la riduzione del “Therapy
Free Interval” con un migliore outcome del paziente e un utile ripiazzamento dei
mezzi ALS.
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MORTE IMPROVVISA CARDIACA GIOVANILE:
PREVENZIONE POSSIBILE?
C. Picoco, M. Liberti, G. Desiderio, B. Iarussi, R. Faccioli, L. Calanchi,A. Piacentini,
L. Capone, G. Gordini
U.O. Rianimazione-118, Ospedale Maggiore - AUSL di Bologna
Background/obiettivi: Per morte improvvisa giovanile intendiamo quella che avviene
nel soggetto di età compresa tra 15 e 35 anni, mentre per Morte Improvvisa
Cardiaca giovanile (MIC) quella morte improvvisa in cui venga inequivocabilmente dimostrata
la responsabilità di una patologia cardiaca come causa del decesso. Nel giovane
(<35>
potenziale persi (YPLL), ed è stata calcolata in Italia pari a 1/100000 anno, valore che
aumenta nel giovane atleta competitivo a 2.3/100000 anno.
Dalle casistiche autoptiche si rileva che sotto i 30 anni è frequente il riscontro di cardiomiopatie
ed anomalie delle arterie coronariche (anomalie di origine; ponti miocardici
etc.). Fra le cardiomiopatie si segnalano per la particolare incidenza, la
cardiomiopatia ipertrofica che presenta un’incidenza del 4-8%/anno nei giovani e la
displasia aritmogena del ventricolo destro con un’incidenza di 1/5000 anno (Corrado
2001). Nel 5% dei casi non sono documentabili alterazioni strutturali cardiache essendo
interessate patologie correlate ad alterazioni genetiche dei canali ionici.
Nello stabilire la causa precisa di M.I. cardiovascolare l’unico mezzo possibile è quello
rappresentato dall’indagine autoptica,ma non sono poche le situazioni in cui il cuore
appare macroscopicamente e microscopicamente normale.
Lo scopo di questo studio è di creare un circuito informativo routinario tra i Servizi di
Medicina Legale, laboratorio di Genetica Forense ed EmergenzaTerritoriale, per la rapida
informazione/attivazione della ricerca delle cause di morte in pazienti colpiti da
morte cardiaca improvvisa in età giovanile, anche a fini preventivi sui consanguinei
nelle cardiopatie da causa genetica.
Metodi e materiali: Il Sistema 118 Bologna Soccorso interviene sull’intero territorio
dell’AUSL di Bologna, e di ogni caso un record nel database di servizio. Il database
contiene per ogni paziente i dati anagrafici, ambientali e anamnestici se disponibili,
oltre al ritmo d’esordio dell’ACR, ai parametri clinici rilevati e le manovre eseguite.
L’input dei dati avviene alla fine di ogni intervento di soccorso.
La segnalazione dei casi di MIC Giovanile al Servizio di Medicina Legale della Università
di Bologna per il riscontro autoptico e l’eventuale prelievo a fini genetici, è a
tutt’oggi sporadica e in via di procedurazione. È stata eseguita una verifica di casi di
ACR giovanile negli anni 2004 – 2006, allo scopo di valutarne l’entità numerica e la
definizione eziopatogenetica.
Risultati/conclusioni: Nell’area urbana e primo interland di Bologna, con una popolazione
residente di circa 600.000 abitanti, nel 2004 – 2006 e nella fascia d’età 15 –
35 anni sono stati rilevati:
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– 110 decessi di cui 32 (29%) da causa non nota, 64 (58%) da trauma e 14 (13%) da
intossicazione;
– 48 RCP di cui 13 (27%) da causa cardiaca e 3 (6%) da causa non nota.
In 48 casi di decesso in età 15 – 35 anni su 158 (30%) la causa della morte risulta da
definire o è indicata come genericamente cardiaca.L’indagine autoptica e genetica potrebbe
indicare una strategia preventiva per gli stessi pazienti ROSC e/o per i loro
consanguinei.
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OSSERVAZIONE MEDICA: DATI PRELIMINARI DI UN
REPARTO NEONATO
I. Paparone, D. Coppeta, C. Gallo,T. Garzillo, C. De Bernardis,A. Di Rosa,
F. Di Spirito, P. Ferrara, N. Messina, M.R. Ragone, S.Verde
Dipartimento Area Critica. U.O. C. Medicina d’Urgenza. SDP Osservazione Medica
P.O. San Paolo.ASL NA1. Napoli
Dal 22/05/08 è stato attivato il servizio di osservazione medica (OM) afferente al DEA
del P.O. San Paolo ASL NA1.
Il servizio è ubicato all’interno del PS ed è costituito da quattro posti letto.
L’obiettivo del servizio è quello di assorbire le patologie d’accesso al PS che spesso sfociano
in ricoveri impropri sia per patologia sia per tempi di degenza. Inoltre si procede
alla precoce stabilizzazione di alcune patologie critiche, secondo la Early Goal Directed
Therapy, con verosimile vantaggio prognostico (1).>A tal fine sono state identificate
dodici patologie che giustificano il ricovero in OM.
Al 30/04/08 sono stati effettuati 318 ricoveri (185 M; 133F) con età media di 72±4
anni.
patologie d’accesso N° pazienti
Dolore Toracico 118 (69 F; 49 M)
Cefalea Persistente 18 (15 F; 3 M)
Lipotimia/Sincope 20 (12 F; 8 M)
Vertigini 12 (7 F; 5 M)
Epigastralgia 16 (9 F; 7 M)
TIA 6 (3 F; 3 M)
Convulsioni di prima insorgenza 6 (1 F; 5 M)
Anemia con indicazione ad emotrasfusione 2 (1 M; 1 F)
Asma severo 18 (11 F; 7 M)
Anafilassi 6 (2 F; 4 M)
Fibrillazione/flutter atriale 76 (44 F; 32 M)
Intossicazioni 20 (11 F; 9 M)
La degenza media è stata di 1.04 giorni.
I pazienti ricoverati e successivamente trasferiti in reparti di degenza intraospedaliera
sono stati 58 (34 F; 24 M) che corrispondono al 18% del totale.
Reparto N° pz (%)
Medicina d’Urgenza 28 (8.8%)
Medicina Generale 16 (5.0%)
Neurologia 10 (3.1%)
Chirurgia 3 (0.3%)
Pediatria 1 (0.9)
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In conclusione, nei primi 70 giorni d’operatività nell’osservazione medica sono stati
seguiti 318 pazienti che potenzialmente sarebbero stati ricoverati nei rispettivi reparti
di degenza.
Di questi l’ 82% sono stati dimessi e il 18% è stato trasferito in reparti di degenza, ottenendo
così una riduzione significativa dei ricoveri incongrui, oltre al citato vantaggio
della precoce stabilizzazione.
Bibliografia:
1 Early Goal-DirectedTherapy in theTreatment of Severe Sepsis and Septic Shock
Emanuel Rivers,M.D.,M.P.H.,Bryant Nguyen,M.D., Suzanne Havstad,M.A., Julie Ressler,
B.S.,Alexandria Muzzin, B.S., Bernhard Knoblich,M.D., Edward Peterson, Ph.D.,Michael
Tomlanovich,M.D., for the Early Goal-DirectedTherapy Collaborative Group NEJM 2001
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LA DIFFUSIONE DELLE TECNICHE DI RIANIMAZIONE
NELLE SCUOLE: ESPERIENZA DELLA ASL NA1
M. Placido*, S.Anatrella***, G. Carpino***, R. Montella*, B. Paduano****,
E. Rossi**,A. Savarese**,A.Villani****
*Servizio Formazione ASL Na1
** Emergenza Territoriale ASL Na1
***Complesso Operatorio Ospedale Loreto Mare ASL Na1
****Dipartimento Area Critica. U.O. C. Medicina d’Urgenza. SDP Osservazione
Medica P.O. San Paolo.ASL NA1. Napoli
La rianimazione cardiopolmonare iniziata dai testimoni migliora la sopravvivenza dell’
arresto cardiaco al di fuori dell’ ospedale.(1)
È importante pertanto che il maggior numero di persone possibile sia formato per eseguire
in maniera corretta ed efficace le manovre rianimatorie.
Una delle strategie è quella di formare anche gli scolari che nelle mura domestiche possono
trovarsi ad affrontare per primi una situazione di arresto cardiaco.
Alla luce di tali obiettivi la ASL NA1 in collaborazione con l’ ufficio scolastico regionale
della Campania ha avviato corsi di educazione sanitaria all’ emergenza diretti agli
allievi del triennio delle scuole medie superiori.
I corsi articolati in 3 giornate comprendevano:
• Brevi lezioni interattive teoriche (centrale operativa,catena della sopravvivenza, approccio
alla traumatologia e alle più frequenti situazioni di emergenza/urgenza)
• Addestramento pratico su manichini ed utilizzo del defibrillatore semiautomatico
• Lavori di gruppo con stazioni di simulazione e role-playing
• Verifica finale teorico-pratica (2)
Dall’ anno scolastico 2001-02 all’ anno 2007-08 sono stati formati un totale di 2954
allievi con raggiungimento di performance elevate a dimostrazione che l’appredimento
di tecniche di rianimazione di base con supporto audiovisivo e pratica su manichini non
ha rivelato difficoltà in tale categoria di allievi.
Tale formazione contribuisce alla diffusione della cultura del “soccorso”incidendo favorevolmente
su un’ ampia fascia di popolazione.
Bibliografia:
1 Basic Life Support Curr Opin Anaesthesiol 2008 Apr
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TROMBOLISI PRECOCE:
INTERFACCIA TERRITORIO-OSPEDALE
D.Auriemma, R. Bellia, P. Di Lauro,A. Forte, D. Grasso, M. Guarino,
L. Marciano,V. Palomba, G. Palumbo, B. Ruggiero
Dipartimento Area Critica. U.O. C. Medicina d’Urgenza. SDP Osservazione Medica
P.O. San Paolo.ASL NA1. Napoli
Introduzione: L’infarto miocardico con tratto ST sopraslivellato (ST-EMI) è causato
da un’ostruzione trombotica protratta di una arteria coronaria epicardica (1).
In Italia ogni anno circa 130.000 persone sono colpite da IMA di cui circa la metà da
ST-EMI.
La terapia trombolitica è in grado di determinare un miglioramento della funzione sistolica
del ventricolo sinistro e una riduzione della mortalità a 35 giorni del 21% (2).
Materiali e metodi: Abbiamo valutato l’ efficacia del trattamento trombolitico all’
arrivo in PS abbattendo i tempi di trasporto nel reparto di Medicina d’Urgenza , che
svolge attività di UTIC senza emodinamica.
Dal 29 Gennaio al 9 Maggio 2008 sono stati trattati direttamente in PS con trombolisi
per ST-EMI 24 pazienti (tabella 1)
TABELLA 1
• Età 31-85 anni (media 58 anni)
• Maschi 17
• Femmine 7
• Sede inferiore (+ ventricolo destro) 14 (6)
• Sede Anteriore 10
Risultati: Il 79.2% dei pazienti trattati ha risposto alla terapia (lisi efficace: riduzione
del 50% del sopraslivellamento e riduzione-scomparsa del dolore). Il 16.6% ha risposto
con aborto dell’infarto (negatività dei marcatori di danno miocardio)(3). Il 20.8%
è stato inviato a PTCA rescue per la persistenza del dolore e/o per l’estensione dell’onda
di lesione (tabella2)
TABELLA 2
• Trombolisi efficace (abortito) 19 (4)
• Angioplastica Rescue 5
Conclusioni: I nostri dati, seppur limitati nel numero per l’esiguo tempo di osservazione,
evidenziano la trombolisi precoce come arma vincente per la terapia riperfusiva
dello ST-EMI nel nostro territorio. Il goal del trattamento individua nel tempo di accesso
alla migliore terapia riperfusiva (meccanica o farmacologia) il punto cruciale per
il migliore risultato.
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Bibliografia:
1 The pre-hospital management of acute heart attacks.Reccomendations ofTask Force of the
European Society of Cardiology and the European Resuscitation Council.Eur Heart J 1998;
19: 1140-64
2 Di Chiara et al.Epidemiology of acute infarction in the Italian CUU network the Blitz Study.
Eur Heart J 2003; 1616-1629
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DECISIONI IN EMERGENZA SANITARIA
PENSARE ALL’EMERGENZA NON IN EMERGENZA
A. Pagliosa*, R. Berchi*, G. Righini**, E.Amaldi***,V. Fragnelli****,
G. Sesana*
*S.S.U.Em. 118 Milano
**Dip.Tecnologie dell’Informazione – Università Statale Milano
***Dip. Elettr. e Informatica – Politecnico MI
**** Dip. Scienze e Tecn Avanzate – Piemonte Orientale
L’azienda Ospedaliera Niguarda Ca’Granda, sede del S.S.U.Em.118Milano ha ricevuto,
nel dicembre 2007 un finanziamento da parte della Regione Lombardia per un progetto
afferente all’ambito della ricerca indipendente, denominato DECEMBRIA (DECisioni
in EMergenza sanitaRIA).
Tale progetto, disegnato insieme a diversi dipartimenti afferenti alle Università degli
Studi di Milano, Politecnico di Milano e Piemonte Orientale ha come obiettivo strategico
quello di utilizzare le moderne conoscenze e tecnologie riguardanti sia i “supporti
alle decisioni” sia la “simulazione”per dare supporto al management del SSUEM
118 Milano nelle sue attività di innovazione e ottimizzazione.
Obiettivi tattici sono invece: completare gli studi in corso in modo da poterli inserire
nei processi del SSUEM 118 Milano (posizionamento ottimale delle ambulanze, previsione
utilizzo risorse per patologia influenzale, processo IMA e sua giustificazione, dispatching
dei feriti in caso di eventi calamitosi, interpretazione dei dati rilevati dal
SSUEM ecc.); realizzare attività di formazione / addestramento operatori della centrale
e / o ambulanze basati sui modelli sviluppati; realizzare materiale che possa essere utilizzato
nei contatti verso l’esterno.
Il progetto si articola in 3 aree: Implementazione dell’operatività con decisioni basate
su modelli di ottimizzazione (Modelli matematici per la gestione delle ambulanze /
Modelli matematici per la gestione organizzativa per “Reti di patologia” (Infarto miocardico,
Ictus…); creazione modelli di simulazione per eventi straordinari (medie /
maxiemergenze); generazione scenari della domanda (MeteoFlu per epidemia influenzale,
analisi organizzativa etc).
Al momento è stato realizzato un simulatore interattivo del sistema 118, utilizzabile sia
per sperimentare in modo comparativo diverse politiche di localizzazione delle ambulanze
e di allocazione delle chiamate sia per l’addestramento del personale della centrale
operativa preposto a queste funzioni. Mediante tale simulatore è possibile ad
esempio ripercorrere le chiamate pervenute realmente in una giornata trascorsa, assegnando
arbitrariamente il mezzo di soccorso disponibile al momento della chiamata,
valutando quindi la capacità dell’operatore di gestire la flotta avendo come obiettivo sia
la massima tempestività dei soccorsi sia la massima copertura territoriale.
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L’ECG SUL MEZZO DI BASE
L’ESPERIENZA DELLA REALTÀ MILANESE
F. Lorito, C. Bertolle, G. Donati, N. Grieco, C. Moroni, G. Sesana
S.S.U.Em. 118 Milano
Dal giugno 2006 nella realtà milanese vengono condotte delle raccolte dati della durata
di un mese aventi per oggetto i pazienti che risultano ricoverati dai Pronto Soccorso
con diagnosi di Infarto Miocardico Acuto con tratto ST sopraslivellato.
Tali raccolte, fatte con cadenza semestrale, hanno evidenziato, fra i dati più importanti,
l’importanza dell’ECG 12 derivazioni trasmesso durante la fase preospedaliera.
Nelle prime raccolte dati gli ECG potevano essere teletrasmessi unicamente dai Mezzi
di Soccorso Avanzati, dotati di un “Lifepack12” (Medtronic). Dal 2007 sono stati introdotti
sui Mezzi di Base, quindi su veicoli con personale esclusivamente Soccorritore,
apparecchi in grado di eseguire e trasmettere ECG 12d. È stato scelto l’apparecchio
“HeartView – P12/8 Plus” (Aerotel), un elettrocardiografo capace sia di registrare un
tracciato a 12 derivazioni che di trasmetterlo, via bluetooth, ad un applicativo in grado
di leggere gli ECG in Centrale 118.
La procedura di esecuzione dell’ECG viene suddivisa in 3 fasi.La prima: collegamento
di tre cavi nelle posizioni “classiche” (radice arti superiori e spina iliaca sinistra) e posizionamento
dell’apparecchio (dotato di 4 piedini metallici) in posizione sternale (i due
piedini che registrano vengono posti inV1/V2); la seconda: spostamento dell’apparecchio
in modo che i piedini che raccolgono il segnale siano inV3/V4; la terza: ulteriore
spostamento per raccogliereV5/V6. Il tempo per ogni fase viene dettato dall’apparecchio
che emette un suono nel momento in cui il singolo intervallo per la registrazione
risulta terminato. L’invio del tracciato complessivo avviene automaticamente.
La formazione sui soccorritori è stata eseguita mediante moduli di 5 ore, costituiti per
la maggior parte da esercitazione di registrazione di ECG fatta su volontari, preceduta
da una breve fase teorica sui punti di repere e sul funzionamento dell’apparecchio.
Nella fase dello studio sono state distribuite 8 apparecchiature ad altrettante Associazioni
di Soccorso. Sono stati analizzati 234 tracciati giunti presso la Centrale Operativa
118. 138 di questi (59%) sono stati considerati di qualità accettabile, 96 (41%)
invece non sono risultati essere di qualità sufficiente per una corretta interpretazione.
La percentuale di tracciati interpretabili è andata decisamente aumentando con il
tempo, segno di un netto miglioramento nell’esecuzione legato principalmente all’uso
dell’apparecchiatura.
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IL PROGETTO MILEDY
L’ARRESTO CARDIACO NEL TERRITORIO MILANESE
G. De Luca, F. Lorito, C. Ronzani, C. Moroni, G. Sesana
S.S.U.Em. 118 Milano
Il progetto Miledy (Milano Early Defibrillation) nasce nel 2003 con l’aggiunta, nella
formazione del Soccorritore, del modulo relativo al defibrillatore.Da allora, dapprima
con personale Istruttore della Centrale Operativa e successivamente con gli stessi Soccorritori
preparati Istruttori, è stata formata gran parte della popolazione attiva sui
mezzi di soccorso.Oggi, a cinque anni dall’esordio, abbiamo la quasi totalità dei mezzi
con DAE con oltre 5000 soccorritori abilitati all’utilizzo.
Dagli ultimi dati del corrente anno la media di accensioni di DAE è di 3-4 die (90/120
mese). Nell’anno 2006 sono stati raccolti dati di 909 pazienti, nel 2007 gli interventi
sono stati 995.
Nell’anno 2006 la percentuale di FV all’esordio è risultata del 17%, l’asistolia del 61%
e del 22% il PEA.Valutando i pazienti dimessi e suddividendoli per una buona classe
di CPC (1 e 2) versus CPC scarsa o pessima (3 o 4), tutti quelli dimessi senza deficit o
con deficit minori partivano da FV (o vi entravano durante RCP).Nessun paziente dimesso
aveva come esordio un PEA.
Nell’anno 2007 vi sono variazioni relativamente al primo ritmo. La percentuale di FV
all’esordio è del 15%, l’asistolia del 53% mentre il PEA del 31%.Poco varia per quanto
riguarda i dati relativi alla sopravvivenza, anche se iniziano ad esservi pazienti che vengono
dimessi senza deficit (o con deficit minori) che hanno presentato come ritmo
d’esordio il PEA.
Si conferma la percentuale relativamente bassa di ritmo defibrillabile in un sistema di
soccorso territoriale anche se iniziano a non essere più eventi sporadici pazienti rinvenuti
in arresto in tempi molto brevi o andati in arresto durante il soccorso che giungono
in ospedale svegli dopo un singolo loop di terapia elettrica più RCP. Persiste
invece l’aumento del PEA a scapito dell’asistolia.Appare necessario, a tal proposito, valutare
con attenzione, per periodi più lunghi e quindi con misurazioni più solide, i dati
relativi a questa popolazione che si presenta con PEA. Potrebbero esservi infatti delle
differenze rispetto al passato proprio relative alla definizione di PEA in quanto prima
incentrata sulla ricerca del polso carotideo ed ora limitata all’assenza di respiro e segni
di circolo.
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M.O.M.I.** (ONE MONTH MONITORING MIOCARDIAL
INFARCTION IN MILAN)
L’EMERGENZA CARDIOLOGICA NELLA REALTÀ MILANESE
N. Greco*, F. Lorito*, C. Bertolle*, G. De Luca*, M. Marzegalli*, G. Sesana*
*S.S.U.Em. 118 Milano - ** Emergenza Cardiologica preospedaliera – Rete di Milano
Il trattamento dell’infarto miocardico acuto con sopraslivellamento tratto ST (IMASTE)
dipende fondamentalmente dalla rapidità con cui si giunge alla terapia riperfusiva.
L’organizzazione di una “rete” che coinvolga tanto la fase pre che quella
intraospedaliera appare l’aspetto più importante sul quale agire per poter ottenere risultato.
Dall’anno 2001 è operativo nella realtà milanese il Gruppo di Lavoro “Emergenza Cardiologica
preospedaliera” che raggruppa 23 Unità Operative di Cardiologia della Provincia
di Milano e la Centrale Operativa 118.Tale gruppo di lavoro ha elaborato i
protocolli di trattamento in uso suiMezziAvanzati (che nell’ultima versione prevedono
somministrazione di fibrinolitico oppure premedicazione con anti2b3a se il paziente
è destinato alla PCI primaria).
Ad oggi sono stati trasmessi oltre 12.000 ECG 12d (monitor defibrillatori Lifepack12)
di pazienti con sospetto attacco cardiaco.Tali tracciati, pervenuti in Centrale 118, sono
stati poi ritrasmessi alle Cardiologie di destinazione, anticipando l’arrivo del paziente
rendendo possibile il preallertamento delle risorse ritenute necessarie.
Il monitoraggio dell’attività (fase pre e intraospedaliera) è avvenuto mediante raccolte
dati della durata di 1 mese (la prima giugno 06), ripetute due volte all’anno, ritenendo
questa modalità un giusto compromesso fra una fotografia reale della rete e l’impegno
che comporta una analisi fatta su pazienti distribuiti su oltre 20 centri.
In queste raccolte vengono arruolati tutti i pazienti ricoverati tramite PS con diagnosi
di IMASTE.Vengono poi suddivisi in 5 sottopopolazioni (Autopresentati /Accompagnati
Mezzo di Base /Accompagnati MezzoAvanzato senza ECG teletrasmesso /Accompagnati
Mezzo Avanzato con ECG teletrasmesso /Trasferiti da altro PS).
L’analisi dei tempi ha portato risultati molto confortanti: uno dei parametri valutati, il
“Door to Balloon” (D-B) inferiore ai 90 minuti, è risultato, nel tempo, in miglioramento.
Se infatti nella prima analisi la % di pazienti con tempo D-B <>
54%, questa è stata, nelle analisi successive rispettivamente del 61%, 58% e 67%.
L’altro dato di sicuro interesse è relativo all’ECG teletrasmesso. Infatti i pazienti trattati
da MSA con il tracciato teletrasmesso hanno tempi D-B (mediana nelle varie raccolte
compresa fra 35 e 45 minuti) con differenza statisticamente significativa rispetto a tutte
le altre sottopolazioni.
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TRIAGE ULTRASOUND:
A PROMISING TOOL TO LOWER CRITICAL MORTALITY
RATE IN MASS CASUALTY SCENARIOS
L. Neri*, E. Storti**, C. Graci*, C. Cozzi*, G. Fontana*, S.Vescovi**,
G. Sesana*
* SSUEm 118 Milano,A.O. Niguarda Ca’ Granda, Milano
** Terapia Intensiva “T. Bozza”,A.O. Niguarda Ca’ Granda, Milano
Obiettivi: Nel contesto di una maxi-emergenza, le componenti fondamentali del
triage sono la valutazione rapida dei feriti, l’attribuzione del codice di gravità, di priorità
di trattamento ed evacuazione, per stabilire correttamente l’accesso al percorso diagnostico-
terapeutico.
Recenti esperienze hanno dimostrato come un invio poco selettivo alle strutture ospedaliere
determina un aumento del “critical mortality rate”, ovvero delle morti evitabili.
L’accuratezza e la fattibilità del triage ultrasonografico (US) durante una maxi-emergenza,
sono state documentate in ambito ospedaliero. Questa ricerca si è posta l’obbiettivo
di verificare la fattibilità della metodica anche nei “Posti Medici Avanzati”
(PMA).
Metodi impiegati: Sono stati simulati due attacchi terroristici con esplosivo convenzionale,
in una stazione ferroviaria ed una metropolitana di Milano. Secondo i criteri
di classificazione “START”, i due attacchi hanno determinato: 24 codici neri
(deceduti), 37 rossi, 65 gialli, 100 verdi.Con il dispiegamento di un elicottero e 62 automezzi,
202 pazienti sono stati ospedalizzati in 10 strutture. Sono stati allestiti due
Posti Medici Avanzati (PMA) ed un centro mobile, in coordinamento con la “C.O.
118” e la Prefettura.
I medici dei due PMA hanno eseguito scansioni FAST ed EFAST (“single” o “multiple
views”), con un ecografo “Sonosite180 Plus”©, avendo cura di non ritardare in alcun
modo i tempi di evacuazione.
Risultati e conclusioni: L’ecografia è stata implementata su 22 pazienti “rossi”
(59,5%) con scansioni molto rapide (media 16’’) e su 60 “gialli” (92,3%) con scansioni
più prolungate (fino a 2-4’), rese possibili da tempi di evacuazioni maggiori.Tra i pazienti
con trauma addominale e/o toracico chiuso, simulando il riscontro o meno di
elementi patologici, alcuni casi sono stati riclassificati come “codice rosso” da evacuare
immediatamente (emorragia in atto), altri sono stati declassati a “gialli in attesa”.
Benchè la maggior parte dei pazienti abbia avuto una valutazione clinico-ecografica integrata
durante il “secondary triage”,non si sono rilevate particolari criticità o ritardi, anzi
il processo di valutazione secondaria e di evacuazione, è apparso più razionale ed accurato.
A fronte di questi risultati gli autori auspicano ulteriori studi per confermare fattibilità
ed accuratezza della metodica e per verificarne l’efficacia nel ridurre le morti evitabili
nella gestione di un disastro.
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RISK MANAGEMENT PRE-OSPEDALIERO MITO O REALTÀ?
G. Bassi, R. Giacomello, G. Santelices,V. Grifone,V. Bernardi,A. Fresco,
G. Sesana
S.S.U.Em. 118 Milano
Un sistema integrato di gestione dell’emergenza sanitaria territoriale presenta peculiarità
che rendono l’istituzione di un sistema di monitoraggio del rischio particolarmente
importante. Infatti, in accordo con la teoria di Reason sugli errori latenti, il
contesto di elevata criticità clinica, rende lo spettro di gravità degli eventi sentinella, in
grado di determinare un evento avverso severo, estremamente ristretto. L’associazione
di processi clinici e valutazioni tecnico-logistiche, coinvolgendo differenti figure professionali,
assegna, inoltre, un carattere multispecialistico al processo di analisi degli interventi
in ambito pre-ospedaliero. La letteratura offre scarsa evidenza in merito alle
strategie di applicazione ed all’ impatto di un modello di risk assessment sulla qualità
di un SSUEM.Mancano, infatti: l’identificazione degli indicatori che richiedono monitoraggio,
le definizioni dei “near misses”, la validazione di strumenti come l’incident
reporting e le metodologie di analisi degli eventi (Root Cause e Failure Mode Effect
Analysis).
Il nostro gruppo sta tentando di costituire una Unità diAnalisi del Rischio con l’obiettivo
di valutare l’ applicabilità di un percorso di risk assessment al contesto complesso
del SSUEM 118 di Milano.A seguito di una valutazione preliminare sono stati identificati,
ma non ancora validati, possibili indicatori che richiedono monitoraggio e gli
strumenti di analisi associati:
Undertriage dei codici di gravità (analisi di prevalenza)
“Near misses” di comunicazione : esempi :mancata segnalazione al mezzo di soccorso
di base dell’ intervento di mezzo avanzato, invio multiplo non necessario di mezzi di
soccorso,mancata identificazione del numero di coinvolti (analisi di prevalenza e peer
review)
Destinazione ospedaliera non adeguata (analisi di prevalenza dei report ospedalieri e
peer review)
Mancato invio di mezzo di soccorso avanzato (report ospedaliero e peer review)
Omissione di osservanza di procedure : esempio : omissione delle istruzioni pre-arrivo
(analisi di prevalenza e peer review)
Omissione di decompressione di pneumotorace iperteso o controllo delle vie aeree
(peer review)
Omissione di applicazione di protocolli clinici (peer review)
Il compito di monitorare gli indicatori, organizzare Morbidity & Mortality, produrre
linee guida e verificare l’impatto dell’intervento correttivo viene assegnato ad una commissione,
i cui membri ruotano con scadenza temporale.


Congresso
Nazionale
IRC
Comunicazione Orale
77
Alati S. . . . . . . . . . . . . . 23
Bignami E. . . . . . . . . . . 15
Cabrini L. . . . . . . . . . . 15, 19
Calanchi L. . . . . . . . . . 23
Calvi M.R. . . . . . . . . . 19
Campisi M. . . . . . . . . . 21
Casoli G. . . . . . . . . . . . . 16
Cibinel G.A. . . . . . . . . 16
Colasuonno F. . . . . . . . 21
Colombo S. . . . . . . . . . 19
Dibenedetto F. . . . . . . 17
Disma N. . . . . . . . . . . . 12
Doneddu P. . . . . . . . . . 21
Elia F. . . . . . . . . . . . . . . . 16
Fabbri M. . . . . . . . . . . 23
Fochi O. . . . . . . . . . . . 15
Franceschino E. . . . . . 17
Lampugnani E. . . . . . . 12
Landoni G. . . . . . . . . . 15, 19
Lattere M. . . . . . . . . . . 12
Luppi F. . . . . . . . . . . . . 21
MercanteW.P. . . . . . . . 17
MioneV. . . . . . . . . . . . 17
Monti G. . . . . . . . . . . . . . 15, 19
Morini C. . . . . . . . . . . . . 14
Moscatelli A. . . . . . . . . . 12
Orlando P. . . . . . . . . . . . 21
Ottonello G. . . . . . . . . . 12
Padoan M. . . . . . . . . . . . 16
Pellis T. . . . . . . . . . . . . . . 17
Plati M. . . . . . . . . . . . . . . 21
PlumariV. . . . . . . . . . . . . 19
Reggiani M. . . . . . . . . . 21
Rioli S. . . . . . . . . . . . . . . 21
Roncarati A. . . . . . . . . . 17
Sala A. . . . . . . . . . . . . . . . 21
Sandri F. . . . . . . . . . . . . . 23
Scorcioni C. . . . . . . . . . . 21
Serantoni C. . . . . . . . . . 21
Soriolo A. . . . . . . . . . . . . 14
Tomasello D.C. . . . . . . . 17
Tumolo M. . . . . . . . . . . . 12
Tuo P. . . . . . . . . . . . . . . . . 12
Vigarani L. . . . . . . . . . . . 21
Whelan L. . . . . . . . . . . . 19
Zangrillo A. . . . . . . . . . . 15
INDICE PER AUTORE

Congresso
Nazionale
IRC
Poster
79
Ala A. . . . . . . . . . . . . . . . . 26
Amaldi E. . . . . . . . . . . . . 69
Anatrella S. . . . . . . . . . . 66
Andreis M. . . . . . . . . . . . 51
Auriemma D. . . . . . . . . 67
Basili P. . . . . . . . . . . . . . . 59
Bassi G. . . . . . . . . . . . . . . 74
Beccaria P. . . . . . . . . . . . 31, 44
Bellia R. . . . . . . . . . . . . . 67
Berchi R. . . . . . . . . . . . . 69
BernardiV. . . . . . . . . . . . 74
Bertolle C. . . . . . . . . . . . 70, 72
Bevilacqua M. . . . . . . . . 27
Bianco M. . . . . . . . . . . . 47
Boroli F. . . . . . . . . . . . . . 31
Bucci L. . . . . . . . . . . . . . . 59
Cabrini L. . . . . . . . . . . . . 31, 32, 44, 45
Calanchi L. . . . . . . . . . . 62
Campisi M. . . . . . . . . . . 54
Capone L. . . . . . . . . . . . 62
Capucci L. . . . . . . . . . . . 55, 57, 60
Carpino G. . . . . . . . . . . . 66
Casolaro N. . . . . . . . . . . 43
Celestre A. . . . . . . . . . . . 33
Ciammaichella M.M. . 26
Cibinel G.A. . . . . . . . . . 36
Ciccone E. . . . . . . . . . . . 29
Cocchi A. . . . . . . . . . . . . 32
Cocorocchio A. . . . . . . 26
Cogo S. . . . . . . . . . . . . . . 46, 47
Colombo S. . . . . . . . . . . 31, 32, 44, 45
Coniglio C. . . . . . . . . . . 60
Coppeta D. . . . . . . . . . . . 64
Cozzi C. . . . . . . . . . . . . . 73
De Bernardis C. . . . . . . 64
De Caro R. . . . . . . . . . . 39, 41, 42
De Cave Lozzi L. . . . . 50
De Luca G. . . . . . . . . . . 71, 72
Del Prete L. . . . . . . . . . . 35
Della Corte A. . . . . . . . 26
Desiderio G. . . . . . . . . . 60, 62
Di Lauro P. . . . . . . . . . . . 67
Di Rosa A. . . . . . . . . . . . 64
Di Spirito F. . . . . . . . . . . 64
Donati G. . . . . . . . . . . . . 70
Doneddu P. . . . . . . . . . . 54
Faccioli R. . . . . . . . . . . . 55, 57, 62
Ferrara P. . . . . . . . . . . . . 64
Ferri E. . . . . . . . . . . . . . . 43
Fichera M. . . . . . . . . . . . 31
Fiore M.S. . . . . . . . . . . . 26
Fontana G. . . . . . . . . . . . 73
Forte A. . . . . . . . . . . . . . . 67
FragnelliV. . . . . . . . . . . . 69
Franceschino E. . . . . . . 52
Fresco A. . . . . . . . . . . . . . 74
Galano G. . . . . . . . . . . . . 41, 42
Gallo C. . . . . . . . . . . . . . 64
Garda A. . . . . . . . . . . . . . 31
Gargiulo P. . . . . . . . . . . . 29
Garzillo T. . . . . . . . . . . . 64
Giacomello R. . . . . . . . 74
Gison L. . . . . . . . . . . . . . 35
Gordini G. . . . . . . . . . . . 55, 57, 60, 62
Graci C. . . . . . . . . . . . . . 73
Grasso D. . . . . . . . . . . . . 67
Greco N. . . . . . . . . . . . . . 72
Grieco N. . . . . . . . . . . . . 70
GrifoneV. . . . . . . . . . . . . 74
Guarino M. . . . . . . . . . . 67
Iachelli G. . . . . . . . . . . . . 33
Iarussi B. . . . . . . . . . . . . . 60, 62
Izzo M. . . . . . . . . . . . . . . 39
Lagnose M. . . . . . . . . . . 39, 41, 42
Lampugnani E. . . . . . . . 27
Landoni G. . . . . . . . . . . . 31, 32, 44, 45
INDICE PER AUTORE
Congresso
Nazionale
IRC
Poster 80
Lettieri A. . . . . . . . . . . . . 35
Liberti M. . . . . . . . . . . . . 62
Lorito F. . . . . . . . . . . . . . 70,71, 72
Lovisa D. . . . . . . . . . . . . . 52
Magnanti M. . . . . . . . . . 26
Maida R. . . . . . . . . . . . . 26
Marazzi M. . . . . . . . . . . 45
Marciano L. . . . . . . . . . . 67
Martinoli C. . . . . . . . . . . 26
Martinuzzi K. . . . . . . . . 47
Marzegalli M. . . . . . . . . 72
Mastromarco G. . . . . . . 43
Mazzone M. . . . . . . . . . 50
Menarini M. . . . . . . . . . 60
Messina N. . . . . . . . . . . . 64
Mezzapesa N. . . . . . . . . 48
Montella R. . . . . . . . . . . 66
Monti G. . . . . . . . . . . . . . 31, 32, 44, 45
Moriconi L. . . . . . . . . . . 26
Moroni C. . . . . . . . . . . . 70, 71
Moscatelli A. . . . . . . . . . 27
Negro A. . . . . . . . . . . . . . 32, 45
Neri L. . . . . . . . . . . . . . . 73
Nicita A. . . . . . . . . . . . . . 33
Novelli G. . . . . . . . . . . . . 59
Orlando P. . . . . . . . . . . . 54
Ottonello G. . . . . . . . . . 27
Paduano B. . . . . . . . . . . . 66
Pagliosa A. . . . . . . . . . . . 69
PalombaV. . . . . . . . . . . . 67
Palumbo G. . . . . . . . . . . 67
Paparone I. . . . . . . . . . . . 64
Patrizi C. . . . . . . . . . . . . 26
Perazzolo P. . . . . . . . . . . 52
PerremutoV. . . . . . . . . . 33
Piacentini A. . . . . . . . . . 62
Picoco C. . . . . . . . . . . . . 55, 57, 60, 62
Placido M. . . . . . . . . . . . 66
Plati M. . . . . . . . . . . . . . . 54
PlumariV. . . . . . . . . . . . . 31, 32, 44, 45
Puncuh F. . . . . . . . . . . . . 27
Purromuto S. . . . . . . . . . 33
Ragone M.R. . . . . . . . . 64
Reggiani M. . . . . . . . . . 54
Righini G. . . . . . . . . . . . 69
Rioli S. . . . . . . . . . . . . . . 54
Romanzin C. . . . . . . . . 52
Ronzani C. . . . . . . . . . . 71
Rossi A.E. . . . . . . . . . . . . 39, 41, 42
Rossi E. . . . . . . . . . . . . . . 66
Rotundo R. . . . . . . . . . . 29
Ruggiero B. . . . . . . . . . . 67
Rutigliano S. . . . . . . . . . 44
Sala A. . . . . . . . . . . . . . . . 54
Salerno S. . . . . . . . . . . . . 37
Santelices G. . . . . . . . . . 74
Savarese A. . . . . . . . . . . . 66
Schirripa D. . . . . . . . . . . 29
Scorcioni C. . . . . . . . . . . 54
Serantoni C. . . . . . . . . . 54
Sesana G. . . . . . . . . . . . . 69, 70, 71,
72, 73, 74
Signoretta C. . . . . . . . . . 29
Sinno C. . . . . . . . . . . . . . 43, 48
Storti E. . . . . . . . . . . . . . . 73
Tammaro G. . . . . . . . . . 37
Tedesco A. . . . . . . . . . . . 39
Trinca D. . . . . . . . . . . . . . 26
Tropiano D. . . . . . . . . . . 29
Trupo M. . . . . . . . . . . . . 48
Tumolo M. . . . . . . . . . . . 27
Tuo P. . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Vacava R. . . . . . . . . . . . . 27
VanoV. . . . . . . . . . . . . . . . 59
Verde S. . . . . . . . . . . . . . . 64
Vescovi S. . . . . . . . . . . . . 73
Villani A. . . . . . . . . . . . . 66

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Napoli 6 - 7 Giugno 2008

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