Da quando esistono i videogames ci sono le guide illustrate che permettono di portare a termine le avventure dei nostri eroi preferiti e ci sono i monumentali libri straripanti di immagini che raccontano tutto dei luoghi e dei personaggi di quei giochi. Viene spontaneo chiedersi se siano da leggere come preludio, come preparazione, di un complesso apparato di tutto ciò che rientra nel videogames, o se siano da considerare delle enciclopedie che raccontano con dovizia di particolari quei mondi, legittimandoli.
Difficile rispondere. Certo, la seconda ipotesi risulta più
affascinante. Personalmente, per esempio, ho preferito considerare il volume TheArt of Bioshock Infinite (184 pag, 24,90 euro), appena pubblicato da Multiplayer, come una sorta di
resoconto di un esploratore che ha avuto modo di vedere per primo i luoghi
presenti nel videogame e ne ha studiato i monumenti e le culture.
L’accuratezza con cui viene descritto quel microcosmo sfugge
a un discorso prettamente ludico e riporta ad esempi molto alti, primo fra
tutti l’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert. Nella capacità e nel desiderio di
catalogare in maniera artistica tutto l’immaginario di Bioshock Infinite si
ravvisa una nuova versione dello spirito settecentesco che mosse gli studiosi illuministi
dell’Encyclopédie.
Lo stesso spirito che si ritrova nel libro Tomb Raider. The Art of Survival (272 pag, 29,90 euro), sempre pubblicato da Multiplayer. Qui i luoghi, già intriganti
per fisionomie e descrizioni, diventano ancor più interessanti grazie alla resa
pittorica, che evoca immediatamente la maniera di Turner e di Friedrich. Ed
ecco allora che si rivela ormai obsoleta la disquisizione incentrata sulla
domanda “Ma i videogiochi sono arte?”, mentre si fanno avanti altri temi, dal
nuovo enciclopedismo digitale, alla “rimediazione” della grande pittura
romantica negli art book dei capolavori videoludici.












































